Quando si parla di inceneritori il dibattito si concentra quasi sempre sui camini. Si discute delle emissioni, dei filtri, delle centraline di monitoraggio e delle sostanze che finiscono nell’aria. Molto meno si parla invece di ciò che rimane dopo la combustione.
Eppure è proprio qui che si nasconde uno dei grandi paradossi dell’incenerimento dei rifiuti.
Perché i rifiuti non spariscono. Si trasformano.
Ogni volta che un inceneritore brucia una tonnellata di rifiuti, una parte consistente del materiale rimane sotto forma di ceneri e residui. A seconda della tipologia dei rifiuti e della tecnologia utilizzata, dal 20 al 30 per cento del peso iniziale resta sotto forma di materiale solido da gestire e smaltire.
In pratica, se un impianto brucia 400.000 tonnellate di rifiuti all’anno, può produrre decine di migliaia di tonnellate di ceneri.
Ma cosa contengono queste ceneri?
La risposta è meno rassicurante di quanto si possa immaginare.
Le cosiddette “ceneri pesanti”, quelle che si raccolgono sul fondo del forno, contengono frammenti di vetro, sabbia, metalli e residui incombusti. Dopo opportuni trattamenti, in alcuni casi vengono riutilizzate come materiale per sottofondi stradali o opere edilizie.
Molto diverso è il discorso per le “ceneri leggere”, le polveri raccolte dai filtri che impediscono agli inquinanti di uscire dal camino.
Proprio perché i filtri funzionano, queste polveri concentrano una parte delle sostanze più problematiche presenti nei rifiuti.
Tra queste si possono trovare metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio, arsenico, cromo e nichel. Possono inoltre essere presenti diossine, furani e altri composti persistenti che richiedono particolari precauzioni.
Non a caso le ceneri leggere vengono generalmente classificate come rifiuti pericolosi e devono essere trattate e conferite in discariche specializzate.
E qui emerge il vero paradosso.
Per anni gli inceneritori sono stati presentati come la soluzione che avrebbe eliminato le discariche. In realtà le discariche continuano a servire, anche se in forme diverse. Non ospitano più il sacchetto dell’immondizia tal quale, ma devono comunque accogliere le ceneri tossiche prodotte dalla combustione.
Il problema quindi non scompare.
Cambia semplicemente forma.
L’immondizia diventa una quantità minore di materiale, ma molto più concentrato sotto il profilo degli inquinanti.
È una questione che meriterebbe maggiore attenzione anche nel dibattito che riguarda la Val Bormida. Da mesi si discute di emissioni, tecnologia e produzione energetica. Meno spesso si affronta una domanda semplice ma fondamentale: dove finiranno le migliaia di tonnellate di ceneri prodotte ogni anno?
Chi le trasporterà?
Dove verranno smaltite?
Con quali costi ambientali ed economici?
Sono interrogativi legittimi che qualsiasi comunità dovrebbe porsi prima di considerare un impianto come la soluzione definitiva al problema dei rifiuti.
Perché la realtà è molto meno spettacolare degli slogan.
L’inceneritore non fa sparire i rifiuti.
Li trasforma in fumo, energia e ceneri.
E le ceneri, a differenza delle promesse politiche, restano.






