
L’inceneritore della Val Bormida sbarca in Parlamento. Il deputato Angelo Bonelli, insieme al collega Marco Grimaldi, ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente chiedendo chiarimenti sulla possibilità di realizzare un inceneritore in un territorio che porta ancora addosso le ferite di decenni di inquinamento industriale.
È un passaggio politico importante perché, fino ad oggi, la discussione si era sviluppata soprattutto tra amministrazioni locali, comitati e Regione Liguria. Ora la questione arriva direttamente a Roma.
L’interrogazione prende le mosse dall’avviso pubblicato il 15 aprile da Arlir per raccogliere proposte di partenariato pubblico-privato finalizzate alla progettazione, realizzazione e gestione del futuro impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti ligure. Tra le aree considerate idonee figurano anche quelle della Val Bormida, con particolare attenzione alle zone di Cairo Montenotte e Cengio.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
Bonelli ricorda come l’area dell’ex Acna rappresenti ancora oggi una delle pagine più controverse della storia ambientale italiana. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, le bonifiche non sarebbero state completate e continuerebbero a emergere criticità legate alla presenza di contaminanti, tanto che la stessa Regione Liguria avrebbe evidenziato problematiche ancora aperte.
A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate alla qualità dell’aria. Nell’atto parlamentare viene richiamata la presenza di emissioni di Benzo(a)pirene, sostanza classificata come cancerogena e mutagena, oltre al traffico pesante già presente sul territorio.
Ma il dato forse più significativo è quello politico.
Diciannove sindaci della Val Bormida hanno già espresso la loro contrarietà alla realizzazione di un termovalorizzatore. Una presa di posizione trasversale che va ben oltre le appartenenze partitiche e che nasce dalla convinzione che la valle abbia già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari.
Alle proteste liguri si sono unite anche quelle provenienti dal vicino Piemonte. I comuni dell’Alta Langa, le Unioni Montane e numerose associazioni temono che un eventuale impianto possa avere conseguenze che superano i confini amministrativi della Liguria.
Particolarmente delicata è poi la questione delle ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti. Gli oppositori del progetto ricordano come tra il 25 e il 30 per cento del materiale trattato si trasformi in residui che devono comunque essere smaltiti in impianti specializzati.
Per ora una risposta del Governo non c’è ancora. L’interrogazione è stata depositata soltanto oggi e toccherà ora al Ministro dell’Ambiente fornire chiarimenti.
La domanda di fondo, tuttavia, è già tutta contenuta nel testo presentato alla Camera: può un territorio che attende ancora di chiudere definitivamente i conti con il proprio passato industriale diventare la sede di un nuovo grande impianto di trattamento dei rifiuti?
È la domanda che si pongono migliaia di cittadini della Val Bormida. Ed è la stessa domanda che, da oggi, è arrivata ufficialmente sui banchi del Parlamento.






