L’illuminazione pubblica di Savona entra finalmente nella fase operativa. Un progetto atteso da anni – anzi, da quasi vent’anni – arriva in consiglio comunale per l’approvazione definitiva, accompagnato da una lunga e dettagliata presentazione della società concessionaria CiviSmart.
Si tratta di un intervento importante, con una concessione quindicennale e un investimento complessivo di circa 8 milioni di euro, che interesserà oltre 10.300 punti luce (di cui circa 9.500 da sostituire) e promette un risparmio energetico dell’85%, con una significativa riduzione delle emissioni di CO₂. Il progetto nasce nell’alveo del bando Eléna, avviato tra il 2017 e il 2018, quando la regia era ancora provinciale, e rimasto bloccato per anni a causa di ricorsi e contenziosi amministrativi, fino allo sblocco definitivo nel 2023.
Ed è qui che va fatta chiarezza: questa amministrazione non può rivendicare la paternità del progetto. Lo ha ereditato, lo ha riattualizzato dopo una lunga paralisi burocratica, ma non lo ha ideato. Presentarlo oggi come un successo politico rischia di riscrivere la storia. Come ha ricordato anche il consigliere Pietro Santi, il merito è tutto nella bontà tecnica dell’impianto, non nella sua genesi politica.
Il progetto, infatti, è solido e tecnologicamente avanzato: illuminazione a LED, riduzione dell’inquinamento luminoso, attraversamenti pedonali intelligenti, sensori nei sottopassi contro gli allagamenti, illuminazione architettonica di monumenti e edifici storici, telecontrollo e una piattaforma digitale per la gestione in tempo reale dei guasti. Un modello di Energy Performance Contract, in cui il canone è legato ai risparmi effettivi e non potrà mai superare la spesa storica del Comune.
Resta però un nodo cruciale, tutt’altro che secondario: la manutenzione. Un sistema così complesso, fatto di sensori, software, intelligenza artificiale e controllo remoto, richiede una manutenzione costante, puntuale e qualificata per tutti i 15 anni della concessione. È qui che si giocherà la vera partita: sulla capacità di garantire interventi rapidi, continuità del servizio e controllo pubblico reale su un’infrastruttura strategica.
Il progetto è buono, necessario e atteso. Ora però servono meno annunci e più attenzione su come verrà gestito nel tempo. Perché la luce nuova, se non viene curata, rischia di spegnersi in fretta.







