
Non si tratta, questa volta, dell’ennesima proroga. La Regione ha scelto una strada molto più netta: il divieto viene cancellato.
La norma approvata dal Consiglio regionale abroga infatti specifiche disposizioni della legge urbanistica regionale e del Testo unico regionale in materia di paesaggio.
Il meccanismo precedente era piuttosto pesante: nei Comuni inadempienti rispetto all’adozione del PUC non potevano essere rilasciate autorizzazioni paesaggistiche per interventi di nuova costruzione, sostituzione e ristrutturazione edilizia. L’ultimo termine era stato fissato al 31 dicembre 2026. Ora quella scadenza perde sostanzialmente la sua arma più pesante: invece di spostarla ancora in avanti, la Regione ha eliminato il blocco.
La Regione: non possono pagare cittadini e imprese
Interessanti sono soprattutto le motivazioni contenute nella relazione di maggioranza.
La Regione riconosce, in sostanza, che molti Comuni liguri hanno difficoltà concrete a completare la propria pianificazione urbanistica. Predisporre un PUC è un’operazione complessa, che richiede competenze specialistiche, personale e denaro. E proprio i piccoli Comuni soffrono da anni di una cronica carenza di tecnici e risorse finanziarie.
A questo si aggiungono un quadro normativo e programmatico continuamente modificato e, negli ultimi anni, il peso del PNRR, che ha assorbito una parte considerevole delle già limitate risorse degli uffici tecnici comunali.
La conclusione della Regione è semplice: non è ragionevole far pagare ai cittadini le inefficienze o i ritardi della pubblica amministrazione.
Mantenere il blocco, si legge infatti nella relazione, avrebbe finito per penalizzare privati, professionisti e imprese, impedendo attività edilizie a causa di ritardi amministrativi imputabili ai Comuni e non ai proprietari degli immobili.
Una liberalizzazione che apre anche qualche interrogativo
La motivazione ha certamente una sua logica. Se un cittadino possiede un immobile e presenta un progetto conforme alle norme, è difficile spiegargli perché debba rimanere bloccato magari per anni semplicemente perché il proprio Comune non è riuscito ad approvare il PUC.
Ma la decisione regionale presenta anche l’altra faccia della medaglia.
Quel divieto rappresentava infatti uno dei pochi strumenti realmente coercitivi nei confronti dei Comuni ritardatari. Togliendolo definitivamente, viene meno una forte pressione affinché le amministrazioni concludano finalmente l’iter dei nuovi strumenti urbanistici.
Il rischio è quindi un piccolo paradosso tutto italiano: siccome da anni molti Comuni non riescono a rispettare una scadenza, anziché continuare a spostare la scadenza si elimina la conseguenza dell’inadempienza.
Una soluzione sicuramente più favorevole a cittadini, professionisti e imprese, ma che pone una domanda: senza più la “spada di Damocle” del blocco delle autorizzazioni, quale incentivo avranno i Comuni ancora inadempienti ad accelerare davvero l’approvazione dei PUC?
E in Liguria la questione non è secondaria. In una regione dove territorio, edilizia, paesaggio e consumo del suolo sono temi particolarmente delicati, disporre di strumenti urbanistici aggiornati dovrebbe essere una priorità e non un adempimento da rimandare all’infinito.
C’è poi un altro aspetto della stessa legge che merita attenzione: per le nuove strutture alberghiere, anche realizzate attraverso un cambio di destinazione d’uso nei centri storici o nei centri urbani serviti dal trasporto pubblico, i Comuni potranno prevedere una dotazione minima di appena un posto auto ogni tre camere o locali destinati al pernottamento.
Insomma, dietro una legge dal titolo apparentemente burocratico — “Disposizioni di adeguamento dell’ordinamento regionale” — si nascondono modifiche urbanistiche tutt’altro che marginali.
La Regione ha scelto di sbloccare l’edilizia privata e alleggerire i vincoli nei Comuni rimasti indietro con il PUC. Una scelta comprensibile sotto il profilo economico e amministrativo, ma che merita di essere seguita con attenzione: perché tra il togliere un ostacolo burocratico e il trasformare l’eccezione in normalità, soprattutto quando si parla del fragile territorio ligure, il confine può diventare molto sottile.
