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Liguria, la scorciatoia urbanistica che rischia di spalancare la porta alla cementificazione

La Regione Liguria continua a parlare di semplificazione. Ma dietro alcune semplificazioni si nasconde spesso un’altra parola: deregolamentazione.

Il disegno di legge 121, che presto approderà in Consiglio regionale, introduce una modifica che potrebbe cambiare profondamente il governo del territorio ligure. L’obiettivo dichiarato è aiutare i piccoli Comuni privi di Piano Urbanistico Comunale (PUC), consentendo loro di rilasciare autorizzazioni edilizie anche in assenza dello strumento urbanistico. Una scelta che la Regione giustifica con la carenza di personale tecnico e con gli impegni legati al PNRR.

Una motivazione che, però, lascia molti interrogativi.

In uno Stato di diritto le regole urbanistiche non dovrebbero essere considerate un ostacolo burocratico, ma una garanzia per i cittadini. Il PUC non è un pezzo di carta inutile: serve a stabilire dove si può costruire, quanto si può costruire e soprattutto dove non si dovrebbe costruire.

Se manca il piano, la soluzione dovrebbe essere aiutare i Comuni a dotarsene, non eliminare il problema permettendo comunque di edificare.

Il precedente che preoccupa

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una lunga serie di trasformazioni urbanistiche lungo tutta la costa savonese.

Ex colonie religiose, alberghi storici, strutture ricettive e immobili di pregio stanno progressivamente cambiando destinazione, spesso trasformandosi in residenze private. Da Celle Ligure a Varazze, da Finale Ligure a Pietra Ligure, passando per Spotorno, il filo conduttore è sempre lo stesso: meno turismo e più appartamenti.

Ora il rischio è che questo modello si sposti anche nell’entroterra.

L’allarme di Italia Nostra

Durissima la presa di posizione del presidente regionale di Italia Nostra, Stefano Fera, secondo cui il provvedimento rischia di trasformare l’Appennino e le aree interne nella “discarica urbanistica” delle città.

Secondo Fera, proprio i territori più fragili, dove la pianificazione è assente o incompleta, avrebbero bisogno di maggiori tutele e non di minori controlli. A suo giudizio la norma riduce le garanzie paesaggistiche e apre un varco proprio dove sarebbe necessario rafforzare le difese.

Sono valutazioni politiche e tecniche che meritano attenzione, soprattutto perché arrivano da un’associazione che da decenni si occupa della tutela del paesaggio.

La vera domanda

La Regione sostiene che i Comuni sono bloccati perché mancano tecnici e risorse.

Ma allora la domanda è semplice.

Se un Comune non dispone nemmeno del personale necessario per predisporre un Piano Urbanistico Comunale, chi garantirà valutazioni approfondite sulle nuove autorizzazioni edilizie?

Il rischio è quello di affidare decisioni importanti a procedure sempre più snelle e sempre meno pianificate.

La Liguria non ha bisogno di altre deroghe

Da anni il consumo di suolo continua ad avanzare.

Ogni nuova legge viene presentata come una misura eccezionale, temporanea, necessaria. Poi diventa la normalità.

Così, un pezzo alla volta, si riducono i vincoli, si alleggeriscono i controlli, si comprimono i tempi e si presenta tutto come semplice “sburocratizzazione”.

Ma il territorio ligure è fragile.

Frane, alluvioni, dissesto idrogeologico e scarsità di aree pianeggianti dovrebbero suggerire prudenza, non ulteriori aperture.

Una politica che guarda troppo al presente

La sensazione è che ancora una volta prevalga la logica dell’immediato.

Invece di investire nella pianificazione urbanistica e nel rafforzamento degli uffici tecnici comunali, si sceglie la strada più veloce: modificare le regole.

È una scelta che può piacere a chi vede nell’edilizia un motore economico, ma che rischia di lasciare alle future generazioni un territorio ancora più frammentato, più vulnerabile e sempre meno governato.

Perché il paesaggio ligure non è una risorsa infinita.

Ed è proprio quando le regole sembrano un fastidio che diventano più preziose.

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