Negli ultimi mesi la questione dei “soldi sporchi” — ovvero dei flussi di denaro di provenienza illecita che vengono immessi nell’economia legale attraverso varie tecniche di riciclaggio — non è più un tema confinato ai manuali di polizia giudiziaria, ma un fenomeno concreto che emerge dalle indagini e dai sequestri su tutto il territorio ligure.
Da Genova fino al Ponente, passando per Savona, diverse operazioni hanno messo in luce come il denaro di provenienza illecita circoli, si intrecci con l’economia reale e finisca per alimentare mercati apparentemente legali.
Savona: indagini, sequestri e riciclaggio “classico”
Un caso recente riportato da La Stampa vede la Guardia di Finanza di Savona impegnata in un’indagine sul mondo della logistica e del riciclaggio. Nel corso delle investigazioni sono stati denunciati più soggetti per reati tributari — come l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e l’omessa dichiarazione dei redditi — e almeno una persona è stata segnalata per il reato di riciclaggio.
Gli investigatori hanno scoperto che i proventi derivanti dalle fatture false venivano “ripuliti” attraverso molteplici trasferimenti su conti riconducibili agli stessi indagati, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. Nell’ambito della stessa indagine sono stati sequestrati un immobile di pregio e un’auto di lusso, ritenuti acquistati con denaro di dubbia provenienza.
Un altro filone ha riguardato un sistema di evasione fiscale e frode societaria basato sull’uso di società “cartiere”, create per eludere il fisco e generare crediti d’imposta inesistenti, poi indebitamente compensati. Anche in questo caso sono emerse condotte di riciclaggio e autoriciclaggio, con sequestri di beni e contanti per circa 9 milioni di euro.
Cosa dicono i giornali (non solo La Stampa)
- Il Secolo XIX parla apertamente di “Liguria snodo finanziario silenzioso”, sottolineando come Genova, Savona e Imperia siano accomunate da un alto numero di segnalazioni di operazioni sospette (SOS) inviate all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.
- la Repubblica– edizione Genova evidenzia come il riciclaggio oggi non abbia più bisogno di sparatorie o intimidazioni: passa da società di servizi, edilizia, logistica, ristorazione e bonus fiscali, con una criminalità “manageriale”, pulita, quasi invisibile.
- Il Fatto Quotidiano insiste su un punto chiave: la Liguria non è terra di mafie storiche, ma di affari mafiosi. Ed è proprio questa assenza di “folklore criminale” a rendere il fenomeno più pericoloso.
- ANSA riporta con continuità sequestri per milioni di euro tra Ponente e Centro regione, legati a evasione fiscale, autoriciclaggio e frodi societarie, spesso senza arresti clamorosi ma con patrimoni congelati.
Savona e la zona grigia di bar, ristoranti e negozi
Accanto alle inchieste più strutturate, Savona presenta dinamiche simili a quelle emerse con forza in altre aree della Riviera. Le segnalazioni di operazioni sospette (Sos) indicano che il territorio savonese rientra tra quelli più esposti in Liguria, in rapporto alla popolazione e alla struttura economica.
L’attenzione degli investigatori si concentra spesso su bar, ristoranti, piccoli esercizi commerciali e immobili: attività che aprono e chiudono con rapidità, cambi di gestione frequenti, fatturati che non sempre sembrano coerenti con l’andamento reale del mercato. È il modello già osservato in molte indagini: locali trasformati in veri e propri “scontrinifici”, utili a far emergere come incassi leciti denaro che ha origini ben diverse.
Edilizia e ristrutturazioni: il cemento come lavatrice
Accanto al commercio e alla ristorazione, anche l’edilizia rappresenta uno dei canali privilegiati per il riciclaggio di denaro illecito, e Savona non fa eccezione. Ristrutturazioni continue, piccoli cantieri frammentati, subappalti, compravendite rapide di immobili e passaggi di proprietà tra soggetti collegati costituiscono un terreno ideale per mascherare l’origine dei capitali.
Le inchieste giudiziarie e i rapporti degli organi di controllo mostrano come l’edilizia sia particolarmente esposta: lavori spezzettati, controlli meno stringenti, pagamenti che transitano attraverso più soggetti. In questo modo il denaro illecito può essere trasformato in metri quadrati, per poi rientrare nel circuito legale tramite affitti, rivendite o rivalutazioni immobiliari.
A Savona il fenomeno si intreccia con:
- la crisi del mercato immobiliare tradizionale,
- la riconversione di locali commerciali e abitazioni,
- l’aumento delle ristrutturazioni legate a bonus e incentivi fiscali.
Un settore che, se non adeguatamente monitorato, rischia di diventare una delle principali “lavanderie” finanziarie, silenziosa e difficilmente percepibile dall’esterno.
La Liguria tutta: un territorio vulnerabile al riciclaggio
Questi episodi non sono isolati. Un’analisi più ampia delle segnalazioni di operazioni sospette — che banche, notai e altri intermediari finanziari sono tenuti a inviare all’Unità di Informazione Finanziaria quando rilevano transazioni anomale — mostra che la Liguria è tra le regioni italiane con un numero significativo di Sos.
Nel Ponente ligure, che comprende Savona, Imperia e La Spezia, il numero di segnalazioni risulta tra i più alti d’Italia in proporzione alla popolazione e al tessuto economico. Molte di queste riguardano transazioni di taglio medio (tra 50mila e 500mila euro), tipiche dei tentativi di “pulire” capitali frutto di evasione, frode o altri reati economici, ma talvolta riconducibili anche a reti criminali strutturate.
Usura e criminalità “soft”: l’altra faccia dei soldi sporchi
Un’ulteriore modalità con cui i capitali illeciti penetrano nell’economia reale è l’usura. I dati disponibili indicano che la provincia di Savona è tra le più colpite in Italia per numero di imprese costrette a ricorrere a prestiti usurari per restare sul mercato.
Questo circuito perverso facilita l’ingresso di denaro di dubbia provenienza e lega progressivamente pezzi dell’economia locale a forme di criminalità organizzata “soft”, poco visibili ma estremamente efficaci.
Perché accade?
I fattori che rendono la Liguria — e la provincia di Savona in particolare — un terreno fertile per il riciclaggio e i “soldi sporchi” sono molteplici:
- Posizione geografica e infrastrutturale: porti e snodi logistici favoriscono l’ingresso e l’uscita di capitali su scala internazionale.
- Economia mista e flessibile: commercio, ristorazione, edilizia e real estate sono settori facilmente utilizzabili per mascherare flussi illeciti.
- Usura e difficoltà di accesso al credito: la fragilità di molte PMI apre spazi a finanziamenti opachi.
- Infiltrazioni della criminalità organizzata: come documentato anche dai rapporti dellaDirezione Investigativa Antimafia, clan e ‘ndrine hanno cercato di investire capitali in settori legali come appalti, rifiuti e costruzioni, con evidenti rischi di riciclaggio.






