La Liguria rallenta. Le stime del Centro Studi Confcommercio per il 2026 indicano una crescita del Prodotto interno lordo pari allo 0,7%, un dato inferiore sia alla media nazionale (+0,9%) sia a quello registrato dalla stessa regione nel 2025, quando il PIL era cresciuto dell’1%.
Un rallentamento che fotografa una regione capace di resistere grazie al turismo e al settore dei servizi, ma che fatica a trovare nuovi motori di sviluppo. Mentre la Lombardia si conferma la locomotiva economica del Paese con un +1,2%, la Liguria resta nel gruppo delle regioni con una crescita modesta.
Secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, l’Italia continua a viaggiare “a più velocità”, con divari territoriali che rischiano di ampliarsi. Un fenomeno che riguarda anche la Liguria, dove da anni pesano problemi strutturali difficili da risolvere: infrastrutture spesso insufficienti, costi energetici elevati, pressione fiscale, burocrazia e un progressivo invecchiamento della popolazione.
Turismo e servizi non bastano
Il comparto turistico continua a rappresentare uno dei principali punti di forza della regione, così come il commercio e l’intero terziario. Tuttavia questi settori, pur garantendo occupazione e ricchezza, non sembrano più sufficienti a sostenere una crescita economica più robusta.
La Liguria continua inoltre a soffrire di una forte stagionalità, con molte attività concentrate nei mesi estivi e una domanda che rallenta sensibilmente durante il resto dell’anno.
Pesano infrastrutture e competitività
Negli ultimi mesi il dibattito regionale si è concentrato su diversi temi strategici: dal potenziamento del sistema portuale di Genova e Savona-Vado agli investimenti ferroviari, fino alle grandi opere energetiche e ambientali.
Molti osservatori ritengono però che la competitività della Liguria dipenda anche dalla capacità di velocizzare gli investimenti pubblici e privati, ridurre gli ostacoli burocratici e sostenere le imprese con politiche più efficaci.
Lo stesso Sangalli individua alcune priorità nazionali che risultano particolarmente valide anche per la Liguria: riduzione del costo dell’energia, alleggerimento della pressione fiscale, meno burocrazia, investimenti nelle competenze e maggiore valorizzazione del terziario.
Una regione che rischia di perdere terreno
Il dato dello 0,7% non rappresenta una recessione, ma segnala chiaramente una perdita di slancio rispetto all’anno precedente. In un contesto internazionale ancora incerto, la Liguria mantiene una certa capacità di tenuta, ma cresce meno della media italiana e molto meno delle aree economicamente più dinamiche del Paese.
Per invertire la tendenza serviranno investimenti capaci di creare occupazione stabile, migliorare la competitività delle imprese e trattenere giovani e professionalità qualificate, evitando che la regione continui a perdere terreno rispetto alle realtà più dinamiche del Nord Italia.






