SAVONA. A volte la realtà supera la fantasia. E questa volta a certificarlo non è un’opposizione politica o un cittadino polemico sui social, ma il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria.
La vicenda è quella che ha visto il Comune di Savona contestare ad Autostrade per l’Italia una presunta occupazione abusiva di suolo pubblico da parte dei viadotti dell’A10, arrivando a chiedere oltre 466 mila euro tra sanzioni e indennità relative agli anni 2018, 2019 e 2020.
In pratica, secondo Palazzo Sisto, l’autostrada che attraversa il territorio savonese avrebbe dovuto richiedere una specifica concessione comunale per occupare il soprassuolo delle strade cittadine.
Una tesi che il TAR ha demolito senza troppi giri di parole.
I giudici hanno infatti accolto il ricorso di Autostrade per l’Italia, annullando il provvedimento comunale e chiarendo che l’infrastruttura autostradale è un bene demaniale dello Stato. I viadotti costituiscono parte integrante dell’autostrada e sono già legittimamente autorizzati attraverso la concessione statale.
Tradotto dal linguaggio giuridico: il Comune non può considerare abusiva un’infrastruttura che lo Stato ha autorizzato e che fa parte del demanio statale.
Una conclusione che lascia aperte alcune domande politiche tutt’altro che marginali.
Chi ha suggerito questa iniziativa? Su quali pareri giuridici si basava una richiesta economica da quasi mezzo milione di euro? E soprattutto: possibile che nessuno, prima di avviare un contenzioso destinato a finire davanti al TAR, abbia valutato la solidità dell’impianto normativo?
Perché non stiamo parlando di una semplice pratica amministrativa. Stiamo parlando di una richiesta economica importante, avanzata nei confronti di uno dei maggiori concessionari infrastrutturali italiani e poi completamente annullata dai giudici amministrativi.
Il rischio, come troppo spesso accade nella pubblica amministrazione, è che alla fine a pagare siano sempre i cittadini. Non tanto per i 466 mila euro che non entreranno nelle casse comunali, quanto per il tempo, le energie e le risorse impiegate in una battaglia legale rivelatasi infondata.
La sentenza rappresenta quindi molto più di una sconfitta processuale. È il simbolo di un modo di amministrare che talvolta sembra inseguire annunci e contenziosi senza aver prima verificato se esistano davvero le basi giuridiche per sostenerli.
E mentre il TAR mette la parola fine alla vicenda, resta una domanda semplice ma inevitabile: Savona aveva davvero bisogno di questa causa?
Perché quando una richiesta da quasi mezzo milione di euro viene cancellata integralmente dai giudici, forse il problema non è l’autostrada. Forse è chi aveva deciso di considerarla abusiva.






