Sceriffi della sosta e impunità politica: Savona, la città dove si multa il cittadino e si assolve il potere
A Savona in quindici giorni sono state fatte quasi 1.200 multe. Ottanta al giorno. Una vera e propria raffica. La nuova “task force” degli ausiliari del traffico di Tpl Linea ha trasformato la sosta in un Far West: parcometri sotto assedio, cruscotti tappezzati di verbali, cittadini inseguiti come criminali per un ticket scaduto di cinque minuti.
Formalmente è tutto legittimo. I furbetti della sosta vanno multati, nessuno lo nega. Ma il punto non è questo. Il punto è l’ipocrisia istituzionale: lo stesso Comune che oggi si mostra inflessibile e rapidissimo nel colpire i cittadini, è inermi, timido e distratto quando si tratta di assumersi responsabilità politiche vere.
Rigorosi con i deboli, pavidi con se stessi
Mentre fioccano le multe per una monetina non inserita nel parcometro, Savona continua a convivere con:
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una raccolta differenziata disastrosa, caotica, inefficiente;
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bidoni che volano, sacchetti ovunque, topi e gabbiani come mascotte ufficiali della città;
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un piano che crea disagi quotidiani, penalizza anziani, famiglie, lavoratori.
E qui arriva la vera domanda politica:
dov’è la “task force” contro il fallimento amministrativo?
Perché gli sceriffi non li vediamo mai davanti al Comune?
Perché non multano chi ha:
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portato al fallimento Ata;
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causato milioni di euro di danni;
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lasciato macerie economiche e sociali?
Il grande scandalo: nessuna azione legale
Il dato più clamoroso è questo:
il Comune di Savona non si è nemmeno costituito parte civile nel disastro Ata.
Un fatto gravissimo. Significa rinunciare a chiedere risarcimenti, a tutelare i cittadini, a recuperare soldi pubblici. E ricordiamolo: alcuni protagonisti di quella stagione siedono ancora oggi nei palazzi del potere.
E ora la Giunta Russo applica un piano di raccolta rifiuti totalmente inadatto alla realtà savonese, senza una vera sperimentazione, senza ascoltare i quartieri, senza correggere nulla. Ma i danni li pagano sempre gli stessi: i cittadini.
È ora di ribaltare il gioco: multe al Comune
A questo punto la proposta non è più simbolica, è politica:
i savonesi dovrebbero organizzarsi in un comitato cittadino, convocare un’assemblea pubblica, affidarsi a un avvocato civilista e aprire una vertenza contro il Comune.
Non per protesta generica. Per chiedere danni veri:
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per il fallimento Ata;
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per la mancata tutela degli interessi pubblici;
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per un piano rifiuti che produce degrado e costi sociali.
In altre parole: fare le multe all’amministrazione.
Esattamente come fa lei con i cittadini.
Non è fantapolitica: sta già succedendo altrove
Questi comitati stanno nascendo in molte città. Non è una follia savonese.
A San Giacomo di Roburent, per esempio, l’avvocato Pezzini, presidente della Pro Loco, sta passando al setaccio gli atti amministrativi, contestando decisioni, chiedendo accessi, preparando ricorsi.
È una nuova forma di cittadinanza attiva: controllare il potere come il potere controlla te.
La vera illegalità non è il ticket scaduto
A Savona oggi il messaggio è chiaro:
se sbagli tu cittadino, paghi subito.
se sbagliano loro, non succede niente.
E questa non è legalità.
È asimmetria di potere.
La vera illegalità non è il ticket scaduto di cinque minuti.
La vera illegalità è un’amministrazione che:
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non risponde dei propri errori,
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non chiede risarcimenti,
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non si mette mai sul banco degli imputati.
Savona non ha bisogno di più sceriffi.
Ha bisogno di più cittadini organizzati.
Perché senza comitati, senza avvocati, senza vertenze civili, l’unica giustizia che resta è quella a senso unico: dal basso verso l’alto, mai il contrario.






