VARAZZE – Deve esserci un mistero, un ordine non scritto, una motivazione celata tra le pieghe della burocrazia o degli interessi immobiliari se, in tutta la provincia di Savona, i pini vengono abbattuti in massa, spesso senza apparente giustificazione. Una strage verde che avanza in silenzio, sotto gli occhi sempre più increduli di cittadini e ambientalisti.
È già successo a Loano, dove interi filari sono stati sacrificati. Poi a Celle Ligure, dove pini giudicati “vetusti” sono finiti nel mirino delle motoseghe nonostante una perizia agronomica ne certificasse la buona salute ( per osa solo ancorà lì ma non si sa per quanto…(LEGGI). E ora tocca a Varazze, dove i pini del giardino dell’ex Hotel Eden, chiuso da anni, sono stati abbattuti per far posto a un progetto immobiliare.
Il giardino, che un tempo ombreggiava la zona dell’Eden, verrà trasformato: al suo posto sorgeranno box interrati su due livelli. E guarda caso, proprio la presenza dei pini ostacolava le ruspe. Troppo radicati, troppo ingombranti, troppo vivi. Meglio tagliarli. Anche se sani.
Le proteste non si sono fatte attendere. Sui social si è scatenata una valanga di critiche, domande, indignazione. Ma l’impresa risponde con l’argomento ormai standard: sono già pronte nuove piantumazioni. Ulivi, palme, qualche “essenza” ornamentale. L’equivalente ambientale del “ce lo chiede l’Europa”: una foglia di fico (verde) buona per coprire tutto.
Ma la domanda resta: perché proprio i pini? Che fastidio danno? Che male fanno? Non sono forse alberi resistenti, longevi, adattissimi al nostro clima costiero? Possibile che siano tutti malati, pericolanti o incompatibili con le “nuove visioni urbane”?
Oppure, più semplicemente, sono scomodi per chi costruisce, per chi ha bisogno di scavare in profondità, fare fondamenta, ricavare garage e box. I pini non muoiono, non si piegano, non si estirpano facilmente. E allora si tagliano, con buona pace della loro storia, della loro funzione ecologica, e del paesaggio che contribuiscono a definire.
Questa nuova “urbanistica del tronco tagliato” sta cambiando il volto delle nostre cittadine costiere. Eppure nessuno sembra voler fermare l’ondata. Nemmeno quando i cittadini protestano, nemmeno quando gli agronomi certificano che gli alberi sono sani. La logica sembra un’altra: dove si può costruire, si deve costruire. E dove si deve costruire, prima si spiana. Anche se a farne le spese è un patrimonio arboreo che ci metterà decenni a ricrescere — se mai ricrescerà.
Nel frattempo, si inaugurano aiuole, si piantano piantine da social, si fanno comunicati sulla “sostenibilità ambientale”. Ma sotto sotto, ogni pino abbattuto è una concessione in più, un vincolo in meno, un box in più da vende






