Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) la definiscono, con amara ironia, “la rampa dei cinghiali”.
Si tratta della salita alla foce del Letimbro, a fianco del torrente, che consente l’accesso alla spiaggia e che, di fatto, rappresenta l’unico varco attraverso cui i cinghiali possono risalire verso i giardini del Prolungamento, attratti dall’erba, dai semi e dai frutti presenti nell’area. Tutto il resto è sbarrato dalla continuità degli stabilimenti balneari.
Dopo l’uccisione di un’intera famiglia di cinghiali avvenuta lo scorso anno proprio in quella zona, OSA e PAI avevano formalmente richiesto a Comune, Autorità Portuale e Regione un intervento semplice e concreto: la chiusura del varco mediante una recinzione adeguata, dotata di un cancello per garantire comunque il passaggio delle persone e dei mezzi.
A oggi, nulla è stato realizzato.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i cinghiali continuano a risalire e, puntualmente, a essere abbattuti. Una situazione che si ripete, prevedibile e preveduta, senza che venga adottata una misura preventiva minima per evitarla.
Qui non si tratta di emergenze imprevedibili, ma di gestione del territorio. Quando un problema è noto, segnalato e tecnicamente risolvibile, l’assenza di intervento diventa una responsabilità politica.
PAI e OSA chiedono con forza: è questa l’idea di amministrazione efficiente e civile che si vuole dare ai cittadini?
Va inoltre evidenziato che un’analoga recinzione risulterebbe necessaria anche lato Green, al fine di prevenire l’accesso dei selvatici verso Corso Vittorio Veneto, intervenendo così in modo organico e realmente efficace sulla gestione del problema.
La convivenza tra esseri umani e fauna selvatica non può essere gestita solo a colpi di fucile, soprattutto quando esistono soluzioni preventive semplici, già proposte e ignorate. Continuare a non intervenire significa accettare che queste uccisioni si ripetano. E questo, più che un limite tecnico, appare come una precisa scelta.







