Sipario che si apre, luci calde, brusio di fondo.
Dopo l’audizione in Regione sull’inceneritore, anziché chiarezza e trasparenza, riparte puntuale la commedia, quella consumata, quella già vista, con attori rodati che entrano in scena uno dopo l’altro come in una vecchia compagnia di giro.
Atto primo – I contestatori istituzionali
I primi a calcare il palco sono Roberto Arboscello, Simone D’Angelo e Katia Piccardo del Pd.
Con tono grave e sopracciglio aggrottato, contestano addirittura l’intervento del RINA. Non un passaggio tecnico, ma un affronto quasi metafisico, tanto da chiedere un “chiarimento politico”.
Politico, sia chiaro.
Perché quando la tecnica disturba la narrazione, la soluzione è semplice: alzare il volume della politica e abbassare quello dei fatti.
Atto secondo – Il presidente imbarazzato
Entra in scena, con passo cauto e voce impostata alla Gassman, il presidente della Provincia Pierangelo Olivieri.
Recita la parte dell’uomo responsabile, ma visibilmente a disagio: annuncia che incontrerà il nuovo direttore di ARLIR per “approfondire”.
Approfondire cosa, esattamente, non è chiarissimo.
Forse il fatto che la Provincia di Savona ospita discariche che servono ben oltre il proprio territorio, ma su questo il copione suggerisce di sorvolare.
Meglio restare sul vago, che in teatro funziona sempre.
Atto terzo – Il Merola de noantri
E come in ogni sceneggiata che si rispetti, non poteva mancare il personaggio folkloristico, quello che alza la voce e agita le braccia: Angelo Vaccarezza.
Con fervore degno del miglior palcoscenico, denuncia:
- manipolazioni del PD,
- poca serietà,
- trame oscure e retroscena non meglio precisati.
Il pubblico è diviso: qualcuno applaude, qualcuno sospira.
Ma la parte è quella: rumore, pathos, zero contenuto.
Atto quarto – Il colpo di scena
Quando sembra che la commedia possa chiudersi senza sorprese, ecco il twist finale.
Irrompe sul palco l’assessore al ciclo dei rifiuti Giacomo Giampedrone, che con sicurezza assoluta pronuncia la battuta destinata a restare negli annali:
«Un progetto che non esiste. Discutere del niente non serve che a fare paura alla gente.»
Sipario che trema.
Il pubblico resta interdetto.
Perché allora – viene da chiedersi – di cosa stiamo parlando da mesi?
Perché assemblee, audizioni, manifestazioni (che, ricordiamolo, scadono il 21 febbraio)?
Perché agitare territori che hanno già pagato un prezzo ambientale e sanitario enorme, se davvero “non c’è niente”?
Epilogo provvisorio
Per ora lo spettacolo finisce qui.
Ma nessuno si alzi dalla poltrona: le repliche sono già annunciate nei prossimi giorni, con gli stessi attori, lo stesso copione e la stessa confusione studiata. Per fortuna gli attori non sono un granché e la recita è così scadente da non coinvolgere i cittadini.






