La nuova foresta urbana di Place de l’Hôtel de Ville, nel cuore pulsante di Parigi, oggi è un piccolo paradiso verde che sembra sbocciato come un dono inatteso. Una carezza di natura in mezzo al cemento, una culla di frescura e silenzio dove riposa l’anima dei cittadini. Sono stati piantati cinquanta alberi già adulti, alti fino a toccare il cielo con le loro chiome, centinaia di giovani arboscelli e oltre ventimila arbusti e piante che colorano di vita ogni angolo.
Le specie sono state scelte con cura, come si sceglie un abito per un giorno speciale: resistenti al cambiamento climatico, capaci di custodire biodiversità e speranza. La nuova piazza è un abbraccio verde di 2.500 metri quadrati, di cui 1.000 di terra vera, viva, che respira e nutre le radici.
Qui non si parla solo di alberi: si parla di futuro, di sogni, di una città che vuole diventare più gentile con chi la abita, più accogliente, più umana. È la terza foresta urbana di Parigi, un altro seme piantato per il domani.
E allora il pensiero vola inevitabile alla nostra provincia, dove spesso, invece di abbracciare la vita, si preferisce recidere ciò che la rappresenta. Alberi che in tanti comuni non sono visti come risorsa ma come fastidio. Ricordo con malinconia Celle Ligure, dove in questi giorni – nonostante le proteste e persino gli interventi della Guardia Forestale – è andata in scena la strage dei pini. Pini che per anni avevano regalato ombra, frescura e momenti di serenità a chi si fermava nel parco vicino alle scuole.
Un taglio brutale e antieducativo, che ha tolto ai bambini il loro soffitto verde e li ha accolti al primo giorno di scuola non con il canto degli uccelli, ma con il ruggito insensibile di una motosega. E con esso, la lezione più triste: imparare che la natura non si protegge, si elimina.
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