La fontana zen di Piazza Diaz: il difficile equilibrio tra foglie, acqua e botole

E alla fine fu la foglia. Non una metafora poetica, ma proprio lei: la piccola, subdola foglia di quercia, nemica giurata della modernità idraulica savonese.

La fontana di Piazza Diaz, fiore all’occhiello del restyling urbano e ormai attrazione fissa per fotografi di guasti, è di nuovo ferma. Zampilli spenti, acqua muta, piazza scenografica solo nella memoria. A spiegare l’ennesimo stop, con encomiabile zelo tecnico, è Lionello Parodi, intervenuto su La Stampa con una lezione magistrale di filosofia applicata al tombino.

Il problema, spiega l’assessore, è tutto lì: le maglie della griglia. Troppo larghe? Passano le foglie. Troppo strette? L’acqua si offende e se ne va. Insomma, non è una fontana: è una parabola zen. Serve “trovare un equilibrio”, parola che a Savona ricorre spesso, soprattutto quando qualcosa non funziona.

Nel frattempo le querce fanno il loro mestiere, le foglie cadono e la fontana si arrende. Una resa elegante, va detto, perché avviene in uno dei luoghi simbolo della città, a due passi dal Teatro Chiabrera, trasformando la piazza in un laboratorio a cielo aperto di idraulica sperimentale.

Ma non è finita. C’è anche la botola. Una botola “molto pesante”, precisa l’assessore, che per essere sollevata richiede due, meglio tre uomini. Un dettaglio che apre scenari interessanti: non più manutenzione ordinaria, ma prove di forza degne delle Olimpiadi. La fontana non zampilla, ma seleziona atleti. Altro che giochi d’acqua: qui siamo ai giochi della gioventù.

La soluzione? Suddividere la botola, promette Parodi. Finalmente anche la botola avrà una carriera politica: spezzettata, riorganizzata, resa più accessibile. Con la ditta, “si conta di risolvere definitivamente”. Avverbio temerario, soprattutto a Savona, dove il “definitivo” ha spesso la durata di una stagione autunnale… cioè quella delle foglie.

Intanto la fontana resta lì, silenziosa, vittima di un progetto che non aveva previsto l’elemento più prevedibile di tutti: la natura. L’acqua c’è, la piazza pure, i filtri no. O meglio: ci sono, ma filosoficamente indecisi.

E così Piazza Diaz continua a essere scenografica, sì, ma soprattutto istruttiva. Ci insegna che tra teoria e pratica c’è di mezzo una foglia. E che a Savona anche una griglia può diventare un caso politico.

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