Ancora una volta, nessuno si è fatto avanti. L’asta giudiziaria per la vendita della collina sopra il Porto di Vado, nel territorio di Vado Ligure, si è chiusa con un nulla di fatto. Terreni per oltre mezzo milione di metri quadrati, boschi e uliveti affacciati su uno dei più grandi hub portuali del Nord Italia, ma zero offerte.
Il prezzo base — poco più di 300 mila euro, con offerta minima ribassata — non è bastato ad attirare investitori. Il motivo è noto: l’area non è edificabile, dopo che negli anni passati sono stati bocciati i tentativi di trasformazione urbanistica per ragioni paesaggistiche e normative. Senza volumetrie e senza prospettive speculative, il mercato si sfila.
L’asta rientra nella procedura fallimentare seguita dal Tribunale di Savona, ma il dato politico resta: una collina strategica, a ridosso del porto, non interessa a nessuno se non può essere “valorizzata” secondo i canoni classici del mattone.
E qui si apre il vero nodo.
Se il privato non arriva, che cosa intende fare il pubblico?
Lasciare l’area in un limbo eterno o iniziare a ragionare su una destinazione diversa: tutela ambientale, compensazione ecologica, corridoio verde tra porto e territorio?
Per ora, la collina resta lì. Silenziosa. Invenduta.
E come spesso accade, non è solo un problema immobiliare, ma una scelta politica che nessuno vuole assumersi.






