INCENERITORI, LA GRANDE BUGIA: “DOVE SI FANNO NESSUNO PROTESTA”? PROVATE A DIRLO AI CITTADINI

C’è una narrazione che ormai viene ripetuta come un mantra: gli inceneritori sono sicuri, moderni, diffusi ovunque… e soprattutto nessuno protesta.
Peccato che la realtà, quella vera, racconti esattamente il contrario.

Abbiamo messo in fila anni, fatti, proteste, sentenze, incidenti. Ne esce un quadro che smonta pezzo per pezzo la favola rassicurante venduta ai cittadini.

2025: QUANDO I COMITATI VINCONO

A Porto Marghera il progetto Eni per un inceneritore di fanghi si è fermato.
Non per un capriccio ideologico, ma per un elemento decisivo: il parere dell’Istituto Superiore di Sanità.

Tradotto: i cittadini protestano, i comitati studiano, e alla fine qualcuno è costretto a fermarsi.
Altro che “tutto sicuro, tutto approvato”.

 2024: FIRME, PIAZZE E STUDENTI SOSPESI

A Roma, sull’inceneritore di Santa Palomba, migliaia di persone scendono in piazza e consegnano 12.000 firme in Parlamento.
Non quattro gatti, ma un movimento organizzato.

Ad Acerra, invece, la protesta prende una piega ancora più dura: 70 studenti sospesi per aver occupato il liceo contro inceneritore e Terra dei Fuochi.

Domanda semplice:
se è tutto così sicuro… perché protestano perfino i ragazzi?

2024: QUANDO QUALCOSA VA STORTO

A Riccione un incidente scuote la narrazione perfetta: esplosioni, tre feriti, uno grave.

Le cause? Un rifiuto conferito male, forse una batteria.
E qui cade un altro mito: basta un errore, uno solo, e l’impianto “sicuro” diventa un problema serio.

2022: POLITICA CONTRO POLITICA

A Roma si apre uno scontro totale sull’inceneritore voluto dal sindaco:
raccolte firme, minacce di azioni legali, consiglieri pronti a incatenarsi ai cantieri.

Quando perfino le istituzioni si spaccano, vuol dire che il tema è tutt’altro che chiuso.

2020: LA GIUSTIZIA METTE IL FRENO

Il TAR del Lazio annulla il decreto attuativo dello Sblocca Italia sugli inceneritori.

Non un comitato di quartiere, ma un tribunale.
Segno evidente che le procedure, spesso, fanno acqua.

2019: TRA SENTENZE E CHIUSURE

  • A Scarlino (Grosseto) il tribunale parla chiaro:
    emissioni dannose per la salute → impianto da non riaprire.
  • La Corte di Giustizia UE boccia l’Italia:
    gli inceneritori devono essere sottoposti a valutazione ambientale.
  • A Livorno si decide lo spegnimento dell’impianto.

Questa non è ideologia. È realtà giudiziaria e amministrativa.

2018: LO STOP DEFININITIVO

A Case Passerini (Toscana) il Consiglio di Stato dice no all’inceneritore.

Fine della storia.
E fine anche della narrazione secondo cui “tanto si fanno comunque”.

LA VERITÀ CHE NON VOGLIONO DIRE

Gli inceneritori non sono opere neutre.
Sono scelte politiche, economiche e territoriali pesanti.

E ovunque si provi a costruirli succedono sempre le stesse cose:

  • nascono comitati
  • si raccolgono firme
  • si fanno ricorsi
  • intervengono i tribunali
  • emergono criticità

E sì, a volte succedono anche incidenti.

IL GRANDE PARADOSSO

 “Se funzionano così bene, perché non li fanno nei centri delle grandi città?”

Domanda legittima.
Perché quasi sempre si scelgono aree già fragili, periferiche, vallate come la Val Bormida, territori già segnati da industrie e inquinamento.

È sempre la stessa logica: lontano dagli occhi, lontano dai voti che contano.

LA PROTESTA ESISTE, ED È FORTE

Altro che cittadini silenziosi.

Dal 2018 al 2025 la storia è piena di proteste, blocchi, sentenze e ripensamenti.
Chi racconta il contrario o non sa… o fa finta di non sapere.

E allora la questione vera non è più: “Gli inceneritori sono sicuri?”

Ma un’altra, molto più scomoda: se sono così sicuri, perché ogni volta che li propongono scoppia un caso?

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