Inceneritore: tutti recitano, nessuno decide

Sulla questione inceneritore in Liguria si sta consumando l’ennesima puntata di una serie ormai storica. Cambiano i protagonisti, cambiano le dichiarazioni, ma la trama resta identica da almeno due decenni.

Da una parte la Regione di Marco Bucci, che spinge sull’acceleratore parlando di urgenza, necessità, interesse degli operatori e “chiusura del ciclo dei rifiuti”. Dall’altra il Partito Democratico che denuncia “scelte già fatte”, sospetta complotti geografici (Val Bormida), chiede stop, commissioni, proroghe, studi, approfondimenti, valutazioni, simulazioni, scenari e magari anche una seduta spiritica per interrogare l’anima di chi doveva decidere quindici anni fa.

Nel mezzo, Amiu che ricorre al Tar perché i tempi non vanno bene, perché lo strumento non è adeguato, perché prima bisogna studiare, simulare, calcolare l’impatto sulla Tari, sulla salute, sull’umore dei cittadini e forse anche sulle maree. E Bucci che risponde piccato: “ricorso senza sospensiva, strategia incomprensibile, fantasia colossale”. Tradotto: fate casino ma non bloccate nulla, quindi il sipario resta aperto.

Il Pd accusa la Regione di avere già deciso tutto e di non dirlo alle comunità. Bucci replica che è tutto falso, che non c’è nessuna scelta, che è solo un avviso esplorativo, che il bando vero verrà dopo, che c’è molto interesse, che è un’ottima opportunità per chi investe. Insomma: nessuno ha deciso niente, ma tutti sembrano sapere già dove finirà.

Nel frattempo entra in scena anche la sindaca di Genova Silvia Salis, che denuncia la fretta improvvisa del centrodestra dopo anni di immobilismo, chiede di aspettare lo studio Ramboll, rivendica il ruolo del Comune capoluogo, ma lascia intendere che se i tempi restano questi Amiu non parteciperà e Scarpino resterà fuori. Ovvero: non siamo contrari, ma adesso non è il momento giusto. Una formula ormai classica della politica italiana, utilizzata per dire “no” senza assumersene la responsabilità.

E mentre Pd, Regione, Comuni, Lega, e aziende pubbliche si rimpallano accuse, ricorsi e dichiarazioni, una cosa è certa: nessuno vuole davvero intestarsi la scelta. Tutti lo vogliono ma nessuno vuole essere quello che mette la firma sotto al nome del territorio.

Il vero capolavoro di questo teatrino è che ognuno recita una parte perfetta per il proprio elettorato:

  • Bucci fa l’uomo del fare, del decisionismo, dell’efficienza.
  • Il Pd fa l’opposizione responsabile che chiede studi e trasparenza.
  • I sindaci fanno i difensori dei territori.
  • Le aziende fanno le prudenti.
  • La Lega accusa gli altri di ipocrisia.

Risultato finale? Nessuna decisione, ma una montagna di comunicati.

E così l’inceneritore resta un oggetto mitologico: tutti lo evocano, nessuno lo vede. Un po’ come l’araba fenice: che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa. Con una sola certezza: qualunque sarà il luogo prescelto, quando (e se) accadrà, nessuno potrà dire “è stata una mia scelta”. Perché in questo spettacolo l’unica cosa che non recita mai è il coraggio politico.

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