Inceneritore, tra interesse pubblico e appetiti privati: il gioco scoperto di Bucci

Leggendo con attenzione le risposte di Marco Bucci …nell’intervista a Genova 24 sull’ipotesi dell’inceneritore ligure, si ha la netta sensazione che il dibattito ambientale sia ormai solo la scenografia. Dietro il sipario, la vera partita riguarda interessi economici enormi, appetiti politici ben distribuiti e territori chiamati a pagare il conto.

Il presidente parla di “necessità”, di “assenza di alternative”, di “riduzione della Tari”. Un copione noto, già visto in molte altre regioni. Quando un’opera viene presentata come inevitabile, significa che la decisione è già presa: resta solo da stabilire chi deve farsene carico.

Il bando e la foglia di fico dei Comuni

Formalmente Bucci è corretto: senza l’assenso di un Comune l’impianto non si farà. Ma è una correttezza tutta politica, quasi notarile. Perché la Regione apre il bando, certifica che l’inceneritore “serve”, segnala che le aziende sono pronte e interessate – molto interessate – e poi scarica la scelta finale sui sindaci.

Un elegante scaricabarile istituzionale: la regia è regionale, l’impopolarità è locale.

Aziende “importanti” e partecipate: il cuore del problema

Quando Bucci sottolinea l’interesse di grandi aziende, pubbliche e private, e delle partecipate liguri, svela involontariamente il vero nodo della questione. Il ciclo dei rifiuti non è solo un servizio: è un affare multimilionario, fatto di concessioni lunghe decenni, flussi garantiti, tariffe indicizzate, energia da vendere.

L’inceneritore diventa così una gallina dalle uova d’oro:

  • per gli imprenditori, che investono sapendo di avere rifiuti assicurati;
  • per la politica, che gestisce nomine, compensazioni, accordi territoriali;
  • per le partecipate, che consolidano potere e bilanci.

Il tutto mentre si parla genericamente di “benefici per i cittadini”.

Compensazioni: il prezzo del consenso

Posti di lavoro, energia a basso costo, pacchetti compensativi. È il solito catalogo. Ma queste compensazioni non sono un regalo: sono il prezzo politico del silenzio, l’incentivo perché un territorio accetti ciò che nessuno vorrebbe vicino a casa propria.

E infatti Bucci è sicuro che “qualche amministrazione dirà sì”. Non per convinzione ambientale, ma per convenienza. Perché in un sistema di Comuni spesso in difficoltà economica, l’inceneritore diventa una scorciatoia: risorse subito, problemi domani.

Scarpino o Val Bormida: due territori, stesso destino

Dire che Scarpino e Val Bormida sono entrambe “percorribili” significa, in realtà, dire che qualunque territorio va bene, purché disponibile. Poco importa la storia industriale, la fragilità ambientale, la percezione dei cittadini. L’importante è trovare un Comune che regga l’urto politico.

E qui il richiamo alla “non ideologia” dei sindaci suona quasi beffardo. Perché decidere di ospitare un impianto del genere non è una scelta neutra: è una decisione che segna un territorio per decenni, ben oltre il mandato di chi firma.

Bucci parla di efficienza, di pragmatismo, di interesse generale. Ma il quadro che emerge è quello di un grande affare travestito da necessità pubblica, dove la chiusura del ciclo dei rifiuti rischia di coincidere con l’apertura definitiva del ciclo degli interessi.

L’inceneritore forse arriverà davvero. Ma la domanda che resta sospesa è un’altra:
servirà davvero ai cittadini liguri o soprattutto a soddisfare gli appetiti incrociati di politica e imprenditoria?

Perché, quando un’opera viene raccontata come “inevitabile”, spesso non è la tecnica ad aver deciso. È il potere.

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