Il dibattito sul futuro impianto dell’inceneritore ligure entra in una nuova fase. Lo studio tecnico commissionato dal Comune di Genova alla società Ramboll Italy ha preso in esame quattro possibili localizzazioni: Scarpino, l’area dell’ex Acna di Cengio, Italiana Coke di Cairo Montenotte e Ferrania.
Secondo il dossier, composto da oltre 260 pagine, nessuna delle ipotesi viene esclusa a priori, ma ciascuna presenta vantaggi e criticità che dovranno essere approfonditi prima di una scelta definitiva.
Scarpino: la soluzione più vicina a Genova
L’area di Scarpino rappresenta la soluzione logisticamente più favorevole per il capoluogo, essendo già sede della principale discarica ligure. Tuttavia il rapporto evidenzia come siano necessari ulteriori studi geologici e geotecnici per verificare la stabilità del terreno e la fattibilità delle fondazioni dell’impianto.
Tra gli aspetti positivi vengono indicati la vicinanza ai principali flussi di rifiuti e la possibilità di integrare il termovalorizzatore con gli impianti già presenti. Restano però aperte questioni importanti, dall’accessibilità viaria agli aspetti ambientali e urbanistici.
Val Bormida ancora al centro dello scenario
Le altre tre alternative analizzate si trovano tutte in provincia di Savona: l‘ex Acna di Cengio, l’Italiana Coke e Ferrania.
Il rapporto considera queste aree particolarmente interessanti perché già caratterizzate da una forte vocazione industriale, elemento che potrebbe ridurre il consumo di nuovo suolo e favorire sinergie con infrastrutture esistenti.
Per Ferrania vengono evidenziati la disponibilità di spazi e una discreta accessibilità logistica, mentre per l’Italiana Coke il principale punto di forza sarebbe l’inserimento in un comparto industriale già consolidato. Anche in questi casi, però, il documento richiama la necessità di verificare con attenzione gli impatti ambientali, in particolare quelli sulla qualità dell’aria.
L’obiettivo: chiudere il ciclo dei rifiuti
Lo studio parte da un presupposto preciso: la Liguria continua a spedire fuori regione una parte consistente dei propri rifiuti indifferenziati. Secondo il dossier, un impianto Waste to Energy consentirebbe di raggiungere una maggiore autosufficienza e di ridurre il ricorso al conferimento in altre regioni.
I consulenti stimano che entro il 2030 Scarpino potrebbe non essere più sufficiente a ricevere tutti i rifiuti urbani liguri, rendendo necessario individuare una soluzione strutturale per la chiusura del ciclo.
Una scelta che resta politica
Il documento di Ramboll non indica una sede definitiva, ma fornisce gli elementi tecnici che serviranno alle amministrazioni per la decisione finale.
Una decisione che, inevitabilmente, riaccenderà il confronto politico e territoriale. In particolare in Val Bormida, dove da mesi amministratori locali, comitati e associazioni ambientaliste hanno espresso una netta contrarietà all’ipotesi di ospitare il termovalorizzatore.
Se il dossier conferma che le aree industriali savonesi restano tra le opzioni più concrete, è altrettanto evidente che la partita è ancora tutta aperta e che nessuna localizzazione può considerarsi, almeno per ora, definitivamente scelta.






