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Inceneritore ligure: il bando è servito. E la Val Bormida torna nel mirino

Alla fine il bando è arrivato davvero. Non più annunci, non più “entro breve”: con la pubblicazione da parte dell’Agenzia regionale dei rifiuti, la Liguria entra ufficialmente nella fase operativa per la costruzione dell’inceneritore. Tradotto: si passa dalle parole ai dossier, dai convegni alle carte bollate.

Il meccanismo è quello già visto altrove: partenariato pubblico-privato o project financing. Le aziende interessate avranno tempo fino al 30 giugno 2026 per presentare le loro proposte complete di progetto, piano economico e modello gestionale. Un investimento che balla tra i 300 e i 380 milioni di euro. Non bruscolini.

Ma il dato politico vero è un altro: cinque operatori su sei, già nella fase preliminare, hanno indicato la Val Bormida come area preferita. E qui la faccenda smette di essere tecnica e diventa inevitabilmente politica — e territoriale.

La Regione prova a tenere il punto parlando di “autonomia impiantistica” e “chiusura del ciclo dei rifiuti”, con tanto di criteri premianti su sostenibilità, riduzione delle tariffe e minori emissioni. Sulla carta, tutto perfetto. Anche troppo.

Perché nella realtà restano alcune domande grosse come ciminiere:

Il bando, infatti, non richiede l’ok preventivo dei territori. Ma senza quel consenso, qualsiasi progetto rischia di restare inchiodato alle proteste locali, ai ricorsi, ai comitati. E la storia recente della Val Bormida dovrebbe aver insegnato qualcosa.

C’è poi un dettaglio non secondario: questa non è ancora una gara. È una chiamata a presentare proposte. La partita vera arriverà dopo, quando si dovrà scegliere chi costruisce e dove. E lì le tensioni saliranno davvero.

Nel frattempo il mercato si è già mosso: nomi pesanti del settore hanno risposto all’appello. Segno che l’operazione interessa eccome. E che dietro la retorica ambientale c’è, come sempre, anche un’enorme partita industriale.

Insomma, il bando segna un passaggio importante. Ma non è la fine della storia, semmai l’inizio del capitolo più complicato: quello in cui le decisioni non si prendono nei palazzi, ma sul territorio.

E in Val Bormida lo sanno bene: quando si parla di rifiuti, niente è mai solo “tecnico”.

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