Inceneritore, l’Alta Langa aspetta la Liguria, intanto nasce una cabina di regia per controllare ogni mossa

A Bossolasco parte l’Osservatorio operativo. Tecnici, legali, Comuni e associazioni seguiranno passo dopo passo l’iter ligure. E mentre da Genova si continua a parlare di confronto con i territori, dall’altra parte del confine piemontese si sono già organizzati per arrivare preparati al confronto

Mentre in Liguria si continua a discutere su dove potrebbe sorgere il futuro mega termovalorizzatore regionale, l’Alta Langa ha deciso di non aspettare che qualcuno presenti il conto a decisioni già prese.

Mercoledì 12 agosto, a Bossolasco, si è svolto il primo incontro operativo dell’Osservatorio permanente promosso dall’Unione Montana Alta Langa. La notizia è stata riportata oggi dall’Unione Monregalese: nasce, di fatto, una vera cabina di regia territoriale, pronta a seguire ogni passaggio dell’iter ligure.

Non una semplice raccolta di dichiarazioni contrarie all’impianto, quindi, ma un organismo che vuole mettere insieme Comuni, tecnici, competenze scientifiche, associazioni ambientaliste, rappresentanti delle categorie produttive e consulenti legali.

Ed è forse proprio questa la novità più importante.

Perché l’Alta Langa sembra avere capito che, quando inizieranno le procedure vere, non basteranno più gli slogan. Serviranno documenti, osservazioni, dati meteorologici, studi sulle ricadute degli inquinanti, valutazioni ambientali e, se necessario, strumenti giuridici.

Piemonte e Liguria, due territori ma una sola Valle Bormida

Il punto che dovrebbe interessare soprattutto la parte savonese della Valle Bormida è molto semplice: l’inquinamento non conosce il confine regionale.

Una ciminiera eventualmente costruita a Cengio o nel comprensorio cairese non potrebbe certamente essere valutata guardando soltanto una cartina amministrativa della Liguria.

La Valle Bormida è un sistema territoriale unico e la sua particolare conformazione geografica e meteorologica dovrà inevitabilmente entrare nelle valutazioni.

Non a caso, durante l’incontro di Bossolasco è stata sottolineata l’importanza di studiare venti, conformazione delle vallate e fenomeni di inversione termica. ARPA Piemonte definisce l’inversione termica come la condizione nella quale, contrariamente alla situazione normale, la temperatura aumenta con la quota: un fenomeno che può influenzare fortemente la dispersione degli inquinanti atmosferici.

Non sono quindi dettagli per addetti ai lavori.

Sono questioni che potrebbero diventare centrali qualora uno dei progetti presentati alla Regione Liguria prevedesse effettivamente una localizzazione in Valle Bormida.

ARPA Piemonte mette a disposizione le competenze

Alla riunione hanno partecipato anche dirigenti di ARPA Piemonte, che, secondo quanto riferisce l’Unione Monregalese, hanno manifestato la disponibilità a mettere a disposizione le competenze dell’Agenzia nelle successive fasi procedurali.

E non si tratta certamente di un organismo che scopre oggi il problema degli inceneritori.

ARPA Piemonte svolge da anni attività di controllo sul termovalorizzatore del Gerbido di Torino, pubblicando anche i dati delle emissioni dell’impianto.

Proprio l’esperienza piemontese dimostra quanto siano importanti monitoraggi e modellizzazioni delle ricadute. In studi effettuati sul Gerbido sono stati utilizzati modelli meteorologici tridimensionali e dati emissivi per individuare le aree maggiormente interessate dalle ricadute degli inquinanti.

Ed è esattamente questo il terreno sul quale potrebbe giocarsi una parte importante della battaglia sulla Valle Bormida: non dire semplicemente “siamo contrari”, ma chiedere che venga dimostrato, numeri alla mano, quale sarebbe l’impatto dell’impianto su un territorio dalle caratteristiche ambientali così particolari.

Anche gli ambientalisti della Valle Bormida entrano nell’Osservatorio

C’è poi un’altra novità significativa.

È stato approvato l’ingresso della Langa Cebana e il coinvolgimento del coordinamento delle associazioni ambientaliste della Valle Bormida. In futuro il gruppo allargato potrà coinvolgere anche rappresentanti del mondo agricolo, vitivinicolo, produttivo e commerciale.

La questione, dunque, comincia ad allargarsi.

E comprensibilmente.

Perché parlare di un impianto di queste dimensioni significa parlare non soltanto di emissioni, ma anche di immagine del territorio, agricoltura, turismo, produzioni locali, viabilità, trasporto dei rifiuti e prospettive economiche di un’intera vallata.

L’Alta Langa sembra aver deciso che prima di sentirsi spiegare quanto sarebbe bello avere un inceneritore vicino casa preferisce studiare autonomamente le conseguenze dell’eventuale progetto.

Una precauzione che, visti i precedenti della Valle Bormida, appare tutt’altro che esagerata.

L’ombra lunga dell’ACNA

Infatti c’è un nome che ritorna inevitabilmente: ACNA di Cengio.

L’Osservatorio nasce originariamente proprio per seguire la bonifica dell’ex area industriale, la cui vicenda ambientale ha segnato per decenni non soltanto Cengio ma tutta la Valle Bormida piemontese.

E già nei mesi scorsi dal Piemonte era arrivato un segnale chiarissimo. A febbraio il sindaco di Cortemilia Roberto Bodrito aveva ricordato in Consiglio provinciale come tra le aree prese in considerazione nelle valutazioni sulla possibile localizzazione figurassero l’ex ACNA e il territorio di Cairo Montenotte.

Oggi l’Osservatorio compie un ulteriore passo.

Secondo quanto riferisce l’Unione Monregalese, 44 Comuni, la Provincia di Cuneo e l’Unione Montana Alta Langa hanno già sottoscritto un documento contrario alla realizzazione dell’impianto.

Quarantaquattro Comuni.

Un numero che dovrebbe far riflettere anche a Genova.

Intanto la macchina ligure va avanti

Perché nel frattempo l’iter non si è fermato.

ARLIR ha avviato la procedura per raccogliere proposte di partenariato pubblico-privato per la progettazione, realizzazione e gestione dell’impianto destinato alla chiusura del ciclo dei rifiuti della Liguria. Il termine per la presentazione delle proposte era stato prorogato al 20 luglio 2026.

Il 21 luglio l’assessore regionale Giacomo Raul Giampedrone ha confermato che sono arrivate più proposte, precisando che una commissione tecnica avrebbe dovuto valutarle. Secondo la tempistica indicata dall’assessore, sarebbero serviti circa trenta giorni per completare questa prima valutazione.

E c’è un particolare interessante contenuto nelle risposte ufficiali pubblicate da ARLIR.

La procedura prende in considerazione anche le cosiddette “opere compensative del territorio” e le possibili ricadute positive in termini di fornitura energetica, come energia elettrica, calore, teleriscaldamento o servizi ai comparti industriali locali.

Insomma, oltre alla localizzazione dell’impianto potrebbe aprirsi anche il capitolo delle compensazioni.

Ed è proprio su questo terreno che bisognerà mantenere gli occhi molto aperti.

Perché una cosa è discutere dei benefici economici promessi a un territorio, altra cosa è stabilire se quel territorio sia ambientalmente adatto a ospitare l’impianto.

L’ordine delle domande dovrebbe essere questo, non il contrario.

La Valle Bormida piemontese si prepara e coinvolgerà quella ligure

La notizia di Bossolasco pone quindi una domanda inevitabile.

Se l’Alta Langa si organizza con un Osservatorio, ARPA Piemonte, consulenti tecnici, legali, amministratori e associazioni, la Valle Bormida savonese si sta organizzando

Il movimento contrario all’inceneritore è cresciuto, le iniziative dei cittadini si stanno moltiplicando e diversi amministratori hanno espresso la propria contrarietà.

Ma la scelta piemontese suggerisce che potrebbe essere arrivato il momento di fare un salto ulteriore.

Non soltanto manifestazioni e volantini, che restano fondamentali per informare la popolazione, ma anche una struttura tecnica permanente della Valle Bormida ligure, possibilmente coordinata con quella piemontese.

Perché se davvero uno dei progetti dovesse riguardare Cengio, Bragno, Ferrania o comunque la Valle Bormida, serviranno rapidamente competenze capaci di leggere centinaia o migliaia di pagine di documentazione tecnica.

E serviranno prima che le decisioni siano definitive, non dopo.

Da Bossolasco arriva una lezione molto semplice

L’Alta Langa non sta aspettando di conoscere il punto esatto dove potrebbe sorgere l’inceneritore.

Si prepara prima.

Ed è probabilmente questa la notizia politicamente più significativa.

La Regione Liguria continua a ripetere che ci sarà confronto con i territori. Bene. Ma un confronto è veramente tale soltanto quando entrambe le parti dispongono degli strumenti per discutere alla pari.

Da una parte ci saranno Regione, tecnici, società proponenti, progettisti e consulenti.

Dall’altra non possono esserci soltanto sindaci con una fascia tricolore e cittadini armati di buona volontà.

Servono scienziati, tecnici ambientali, medici, meteorologi, ingegneri e avvocati.

L’Alta Langa lo ha capito e si sta attrezzando.

La Valle Bormida ligure farebbe bene a fare altrettanto, possibilmente insieme ai piemontesi.

Perché dopo oltre un secolo di storia industriale e dopo la drammatica eredità dell’ACNA, questo territorio ha conquistato almeno un diritto che nessuno dovrebbe più mettere in discussione:

quello di sapere tutto prima. E di non scoprire nulla quando ormai è troppo tardi..

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