Inceneritore, la sinistra ligure tra ambiguità e retromarce

Situazione raccolta a Genova

C’è una domanda che merita una risposta chiara: il centrosinistra ligure è davvero contrario all’inceneritore oppure sta semplicemente prendendo tempo?

Negli ultimi mesi il centrodestra ha cavalcato la crisi dei rifiuti di Genova, pubblicando continuamente immagini di cassonetti stracolmi e strade sporche per mettere in difficoltà la sindaca Silvia Salis. È evidente la strumentalizzazione politica. Ma questo non basta ad assolvere chi oggi amministra il capoluogo.

Ridurre una città in queste condizioni dopo un anno e mezzo di amministrazione non è accettabile. Se la situazione era già disastrata, tanto più era necessario intervenire con decisione. Una città non può essere lasciata così.

Se davvero a Genova l’emergenza rifiuti è così grave, l’amministrazione ha il dovere di affrontarla. Se invece la situazione continua a peggiorare senza una strategia chiara, è inevitabile che qualcuno si chieda se manchi davvero la volontà politica di risolvere il problema con strumenti alternativi all’inceneritore, aspettando che l’esasperazione dei cittadini finisca per trasformare proprio l’inceneritore nella soluzione ritenuta inevitabile.

Ed è proprio qui che nasce il dubbio politico.

Per anni l’inceneritore è stato indicato come uno degli sbocchi possibili per chiudere il ciclo dei rifiuti liguri. Un progetto nato durante le amministrazioni di centrodestra, ma che il nuovo centrosinistra, almeno finora, non ha realmente cancellato. Lo scenario è semplicemente cambiato.

La forte mobilitazione della Val Bormida, sostenuta anche dai territori piemontesi confinanti, ha reso politicamente molto più difficile immaginare quell’area come sede dell’impianto. Sindaci, cittadini, associazioni e amministratori hanno costruito un fronte che oggi non può più essere ignorato. Di fronte a questa opposizione, il centrosinistra è andato in difficoltà

La coalizione che governa Genova comprende forze che pubblicamente contestano l’inceneritore, dal Movimento 5 Stelle ad AVS. Tuttavia la domanda resta aperta: se davvero l’impianto è considerato incompatibile con il modello di sviluppo che propongono, perché non presentare un piano alternativo capace di risolvere definitivamente il problema dei rifiuti a Genova?

Perché senza un’alternativa credibile il rischio è evidente: l’emergenza continuerà, i cittadini si esaspereranno e, prima o poi, sarà proprio l’opinione pubblica a chiedere l’inceneritore come unica via d’uscita.

La politica conosce bene questo meccanismo. Quando un problema viene lasciato irrisolto troppo a lungo, la soluzione che fino a ieri sembrava inaccettabile finisce per apparire inevitabile.

Ecco perché oggi servono chiarezza e coerenza.

Se il centrosinistra è davvero contrario all’inceneritore  deve dimostrarlo con i fatti, investendo rapidamente negli impianti necessari per aumentare il recupero di materia, migliorare la raccolta differenziata e ridurre i conferimenti. Se invece ritiene che l’inceneritore sia inevitabile, abbia il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini, senza lasciare che siano le emergenze a decidere al posto della politica.

C’è infine un’altra preoccupazione che nel Savonese molti iniziano a manifestare. Se la Val Bormida è ormai diventata un’ipotesi sempre meno praticabile, e a Genova non lo vogliono dove verrà cercata una nuova localizzazione? Il timore è che l’attenzione possa spostarsi verso altre aree della provincia di Savona, magari ancora una volta su Vado Ligure, un territorio che negli anni ha già sopportato un pesante carico di servitù industriali.

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