Intervento in Commissione Regionale
Gentili membri della Commissione,
vi ringraziamo per lo spazio concesso. Parlo a nome del Coordinamento Associazioni Liguri e Piemontesi “NO inceneritore Valle Bormida”, che oggi non esprime solo una protesta, ma una motivata e totale opposizione tecnica, etica sociale e sanitaria alla costruzione di un inceneritore.
La nostra opposizione non è un pregiudizio ideologico, ma si fonda su sette pilastri di oggettiva criticità che questa Commissione non può ignorare.
1. Il Debito Storico e la Saturazione Ambientale
La Val Bormida ha già dato. Per decenni siamo stati il cuore industriale del ponente, pagando un prezzo altissimo in termini di salute e bonifiche tutt’altro che concluse. Inoltre sono ancora presenti attività ad alto impatto ambientale: la Cokeria, le discariche, i diversi impianti trattamento rifiuti, il cementificio con stoccaggio incontrollato di ceneri da inceneritore. Non ci facciamo mancare nulla… Chiedere oggi a questo territorio di farsi carico dell’incenerimento dei rifiuti regionali significa ignorare la storia e la sofferenza di una valle che sta faticosamente cercando una nuova vocazione basata sulla qualità ambientale. Non si può sommare inquinamento a inquinamento in un’area che ha già raggiunto la saturazione.
2. La Trappola Morfologica: l’effetto fallout
Dal punto di vista tecnico, la scelta della Valle Bormida è un errore geofisico. A differenza di un impianto in pianura, la nostra valle ècaratterizzata da frequenti fenomeni di inversione termica. Per la sua conformazione, la valle agisce come un “catino”: i fumi e le micro-polveri emesse non si disperderanno, ma rimarranno intrappolati a bassa quota, ricadendo direttamente sui centri abitati e sulle colture. Questo “effetto fallout” trasforma un impianto industriale in un rischio sanitario permanente e localizzato, amplificato dalla morfologia del territorio.
3. L’Assurdità Logistica e l’Impronta di Carbonio
Esiste poi un paradosso logistico che svuota di senso il concetto stesso di “sostenibilità” di questo progetto. La maggior parte dei rifiuti da trattare verrebbe prodotta nell’area metropolitana di Genova. Area che allo stato attuale raggiunge appena il 50% di raccolta differenziata, mentre i comuni della Valle Bormida Ligure si attestano invece a circa l’80%.
Immaginare un flusso costante di mezzi pesanti che valicano l’Appennino per trasportare rifiuti verso l’entroterra significa:
Intasare infrastrutture stradali già fragili;
Aumentare massicciamente le emissioni di CO2 e NO2 legate al trasporto;
Spostare il problema dai luoghi di produzione a un “territorio sacrificale”. È un modello di gestione dei rifiuti che appartiene al secolo scorso, non al futuro della Liguria.
E’ da considerare inoltre la necessità di trasportare in altro luogo le ceneri di risulta del processo di incenerimento pari a circa il 20-25% di quanto viene immesso nell’impianto. Dove andranno queste ceneri? Recentemente il Tribunale di Genova ha aperto un procedimento contro i manager di Ecocem, cementificio sito in Cairo Montenotte (Valle Bormida), per il deposito incontrollato di tonnellate di ceneri derivati dall’inceneritore Gerbido di Torino.
Il mito della ferrovia: Si parla spesso di trasporto su ferro per mitigare l’impatto, ma questa è un’ipotesi tutta da dimostrare. La logistica ferroviaria non è un “binario magico”: richiederebbe la costruzione di enormi piattaforme di trasferimento e stoccaggio, sia a Genova che inValle, strutture ad oggi inesistenti e tutte da progettare, finanziare e sottoporre a valutazione ambientale.
L’utilizzo della ferrovia per il trasporto dei rifiuti è pura utopia. La realtà sarà il passaggio di centinaia di camion sui nostri valichi, con un impatto ambientale certo a fronte di un’ipotesi ferroviaria del tutto fumosa.
4. Il conflitto con la vocazione turistica e le Aree Protette
È paradossale che questa Regione promuova lo sviluppo delle “Aree Interne” e del turismo outdoor e contemporaneamente pianifichi un polo dell’incenerimento nel cuore di un sistema di aree protette, parchi e siti SIC/ZSC. Chi sceglierà ancora i nostri sentieri o i nostri prodotti tipici se la Valle Bormida diventerà il polo regionale dello smaltimento? L’impatto ambientale e il danno d’immagine per il brand Liguria, ma anche del Piemonte (Langhe e Monferrato) sarebbero irreparabili.
5. Il No dei sindaci della Valle Bormida Ligure e Piemontese
Una questione politica e territoriale di primaria importanza. La Valle Bormida è un ecosistema unico che non finisce al confine amministrativo. La ferma e ufficiale opposizione dei Sindaci della Valle, sia in Liguria (19 Comuni) che in Piemonte (circa 50), non da ultimo, della Provincia di Cuneo non è un dettaglio: è un segnale di allarme istituzionale. Realizzare un impianto che genera un conflitto così aspro con il territorio interessato, non solo ligure, è una scelta irresponsabile che minerà i rapporti di cooperazione territoriale per molto tempo.
6. Il Comune di Genova e Amiu
È di dominio pubblico che il Comune di Genova e la sua azienda multiservizi, Amiu, rivendicano – giustamente – un ruolo da protagonisti nella chiusura del ciclo dei rifiuti. Il Comune di Genova ha già incaricato, lo scorso autunno, una società di consulenza per analizzare tutte le opzioni possibili e le relative varianti economiche su questo tema. Perché questa fretta della Regione di procedere con una manifestazione di interesse, quando il principale produttore di rifiuti del territorio sta ancora studiando la strada più efficiente e sostenibile? Ignorare gli studi commissionati dal Comune di Genova e la posizione di Amiu (che èarrivata a ricorrere al TAR) significa procedere “al buio”, con il rischio di realizzare un’opera che nascerà già vecchia o, peggio, in contrasto con le esigenze di chi i rifiuti deve gestirli.
7. Una procedura precaria e il rischio di errore
La chiusura del ciclo rifiuti in Liguria è una sfida di una complessità estrema. Affrontarla con la fretta che la Regione sta dimostrando è un errore metodologico pericoloso. La stessa Delibera di Giunta di dicembre, che ha modificato i termini di partecipazione alla manifestazione di interesse, è un segnale di profonda incertezza. Modificando le regole in corsa, la Regione ha di fatto delegittimato, in parte, lo studio di pre- fattibilità commissionato a Rina, confermando la precarietà tecnica di tutto l’iter autorizzativo. Un progetto di tale impatto non può basarsi su fondamenta così instabili.
Conclusione
In conclusione, chiediamo a questa Commissione di valutare se sia razionale insistere su un progetto che:
1. Ignora la fragilità sanitaria di una valle già martoriata.
2. Sottovaluta i rischi meteo-diffusivi legati alla morfologia del territorio.
3. Genera costi ambientali di trasporto superiori ai benefici dichiarati.
4. Mina alla base lo sviluppo turistico che si sta sviluppando in Valle Bormida.
5. Si scontra con una barriera compatta di enti locali liguri e piemontesi.
6. Non tiene conto delle esigenze del principale protagonista di questa vicenda: GENOVA.
7. Si basa su uno studio di fattibilità in parte delegittimato dalla stessa Regione. La fretta è una cattiva consigliera, specialmente quando si parla di salute pubblica e ambiente. Chiediamo a questa Commissione di fermare unaprocedura che appare monca, priva del coordinamento con il Comune di Genova e tecnicamente lacunosa.
La Valle Bormida ha già dato il suo contributo industriale nel secolo scorso; oggi chiede rispetto per la propria vocazione ambientale e per la salute dei suoi abitanti. La Valle Bormida non è il retrobottega della regione dove nascondere ciò che non si vuole vedere. Non permetteremo che la nostra Valle diventi la scorciatoia per risolvere inefficienze altrui attraverso un progetto precario e rischioso. Il vero risanamento della Valle non passa attraverso nuovi camini, ma attraverso interventi seri e mirati su tutti i siti contaminati. L’esperienza fallimentare dell’ACNA di Cengio deve restare un monito: la priorità della Regione deve essere il recupero dei siti compromessi per restituire salubrità e dignità al territorio. Solo bonificando seriamente passato e presente, potremo costruire un futuro diverso per la Valle, basato sulla tutela della salute e sulla valorizzazione ambientale, e non sulla trasformazione del nostro comprensorio nel polo regionale dello smaltimento rifiuti.
Per queste ragioni, ribadiamo la nostra totale e irremovibile opposizione.






