La lotta contro l’inceneritore in Valbormida sta creando un vero e proprio terremoto politico.
Una frattura che non attraversa più soltanto la comunità, ma ora divide profondamente anche i partiti tradizionali, a partire dal Partito Democratico, dove il confine tra chi è davvero contrario e chi lo è solo a parole sta diventando impossibile da mascherare.
In prima linea continuano a esserci i comitati cittadini, protagonisti di una mobilitazione capillare, competente e sempre più seguita. Tra tutti, spicca l’impegno infaticabile della portavoce Daniela Prato, ormai riconosciuta anche dagli avversari come una delle figure più solide, preparate e costanti nella difesa della Valbormida da un progetto percepito come devastante.
Ed è proprio la pressione di questa mobilitazione — civile, informata e sempre più ampia — ad aver messo a nudo le contraddizioni interne del PD.
Il caso Ziglioli: “Nel PD troppi personalismi. Così non si va avanti”
È notizia di oggi: Simone Ziglioli, coordinatore dei Circoli PD Valbormida da sei anni, si è dimesso.
Un gesto che pesa come un macigno sulla già fragile tenuta del partito, e che arriva da uno dei dirigenti più convintamente No Inceneritore, senza se e senza ma.
La sua lettera di dimissioni è una denuncia chiara e durissima:
- personalismi dominanti,
- ricerca di visibilità,
- lotte per postazioni,
- incapacità di fare sintesi,
- assenza di una visione comune,
- e soprattutto la volontà di trasformare il PD in un “autobus” su cui caricare tutto e tutti, a prescindere dai valori.
Ziglioli racconta di aver tentato per anni di ricostruire un PD valbormidese unito, capace di concentrarsi sui contenuti, sulle battaglie reali del territorio, sulla dignità della Valbormida.
Ma quel lavoro – scrive – si è scontrato contro un muro di personalismi e ambizioni individuali.
Il passaggio più politico, e più simbolico, è proprio questo:
“Non ritengo che ad oggi ci siano le condizioni per portare avanti un ruolo che risulta essere contrario alla mia visione politica. Non posso pensare che il PD sia un luogo dove prevalgono i personalismi e non gli obiettivi comuni.”
Parole che non lasciano spazio alle interpretazioni.
Un colpo durissimo per la giunta Mirri
Ziglioli è anche assessore a Carcare.
Le sue dimissioni dalla carica di coordinatore PD rappresentano quindi un boato politico interno alla giunta Mirri, già messa alla prova dal crescente malcontento sul tema inceneritore.
La sua posizione netta — contrarietà totale al progetto — diventa ora un problema serio per chi nel partito continua a tentennare o a inseguire equilibrismi che non reggono più.
Cairo Montenotte: che faranno Poggio e Ferrari?
E attenzione: la frattura non riguarda solo Carcare.
A Cairo, i consiglieri Alberto Poggio e Giorgia Ferrari sono anche loro schierati per il No senza se e senza ma.
Ma lo scenario politico si complica: se il candidato sindaco sarà davvero Andrea Pasa, come ormai sembra certo, cosa faranno i due consiglieri?
Pasa non è mai apparso così granitico nella sua contrarietà all’inceneritore.
E questo apre un interrogativo pesante:
- seguiranno la linea del partito?
- o resteranno fedeli alla battaglia territoriale?
Il PD rischia di spaccarsi ulteriormente, proprio mentre i comitati consolidano il loro consenso popolare.
I comitati avanzano, la politica rincorre
Il paradosso è evidente: mentre la politica litiga, si divide, prende tempo o calcola convenienze interne, i comitati marciano compatti.
Sono loro a dettare la linea, a informare i cittadini, a fare approfondimenti, a presentare studi, a svelare criticità e contraddizioni del progetto.
Non solo: sono loro a imporre alla politica il tema vero, quello che la comunità sente.
Il No all’inceneritore non è più un dossier amministrativo: è diventato criterio identitario, un discrimine che rivela la coerenza o l’opportunismo di ciascun dirigente.
Una frattura che può diventare occasione
La crisi nel PD non è un fulmine a ciel sereno: è il frutto di anni di scollamento tra partiti e territorio.
Ma la battaglia della Valbormida può anche essere un’occasione.
Per capire chi vuole davvero difendere questa terra, e chi la usa solo come passerella.
In questo quadro, la mobilitazione della società civile — guidata dai comitati e da figure come Daniela Prato — sta svolgendo un ruolo di pulizia politica: divide tra chi ci crede e chi finge.
E la frattura nel PD, oggi così evidente, potrebbe essere un fatto positivo anche per il partito, solo il primo tassello di una ricomposizione più ampia: quella tra la politica vera e il territorio che chiede di essere difeso.






