Non è più soltanto una questione ligure.
La partita del futuro inceneritore regionale sta trasformandosi in un caso interregionale, perché mentre in Val Bormida savonese cresce la mobilitazione contro l’ipotesi inceneritore, anche il versante piemontese — quello cuneese — ha deciso di alzare la voce.
E il messaggio che arriva dalle Langhe e dall’Alta Valle Bormida è netto: l’inceneritore a Cengio e in Val Bormida non lo vuole nessuno.
La memoria dell’Acna pesa ancora
L’ipotesi di realizzare un impianto nell’area dell’ex Acna di Cengio riapre inevitabilmente una ferita mai davvero rimarginata.
Per decenni quel sito ha rappresentato uno dei più gravi disastri ambientali del Nord Italia, con ricadute che hanno colpito non solo la Liguria ma anche il Piemonte, lungo tutto il bacino del Bormida.
Proprio per questo, durante il Consiglio provinciale itinerante svolto a Envie, il sindaco di Cortemilia Roberto Bodrito, delegato all’Osservatorio sulla bonifica dell’ex Acna, ha riportato forte preoccupazione tra i Comuni piemontesi.
Il timore è semplice:
dopo anni di bonifiche incomplete e promesse di rilancio ambientale, il territorio rischia di tornare ad essere individuato ancora una volta come area industriale “sacrificabile”.
Sei manifestazioni di interesse, ma tutte guardano alla Val Bormida
La manifestazione di interesse pubblicata dalla Regione Liguria a fine 2025 ha raccolto sei proposte da parte di operatori del settore rifiuti ed energia.
Un dato però emerge con chiarezza:
le attenzioni delle aziende si concentrano quasi esclusivamente tra Cengio e Cairo Montenotte, mentre Genova — il territorio che produce più rifiuti e differenzia meno — resta sostanzialmente fuori dai radar.
Una coincidenza che nei territori interni viene letta sempre meno come casuale.
Il Cuneese si compatta: delibere e monitoraggio
Tutti i Comuni della Valle Bormida piemontese hanno approvato atti ufficiali di contrarietà alla realizzazione dell’impianto, sia sul lato ligure sia su quello confinante.
Anche l’Unione Montana Alta Langa ha istituito un gruppo permanente di monitoraggio per seguire passo dopo passo l’evoluzione della procedura.
Il problema, però, è politico prima ancora che tecnico:
i Comuni piemontesi subiranno eventuali impatti ambientali senza poter partecipare direttamente alle decisioni, che restano nelle mani della Regione Liguria e dei Comuni sede dell’impianto.
I sindaci liguri frenano (per ora)
Secondo quanto emerge informalmente, anche i sindaci di Cengio e Cairo Montenotte non sarebbero favorevoli all’insediamento del termovalorizzatore.
Un elemento decisivo, perché la procedura di project financing annunciata dal presidente regionale Marco Bucci, attesa nelle prossime settimane, richiederà il consenso dell’amministrazione comunale interessata.
Ma nei territori nessuno si fida più delle rassicurazioni.
La Val Bormida conosce bene il copione:
prima l’individuazione tecnica dei siti, poi la narrazione dell’impianto “moderno e sicuro”, infine la pressione politica in nome dell’emergenza rifiuti.
Nasce un fronte Liguria–Piemonte
La novità vera è un’altra:
sta prendendo forma un fronte territoriale trasversale tra Savonese e Cuneese, unito dalla stessa convinzione.
Dopo aver pagato per decenni il prezzo dell’industrializzazione pesante — Acna, chimica, cokerie, discariche — la Valle Bormida non intende diventare ancora una volta la soluzione ai problemi altrui.
Perché la domanda che ormai circola apertamente, da Cairo a Cortemilia, è sempre la stessa:
se l’inceneritore serve alla Liguria, perché deve finire sempre nelle aree più fragili e meno rappresentate politicamente?
Marzo sarà il mese decisivo
La metà di marzo potrebbe segnare il passaggio chiave con l’avvio della procedura vera e propria.
Ma una cosa appare già chiara:
l’inceneritore non è più soltanto un progetto industriale. È diventato un caso politico e territoriale che supera i confini regionali.
E questa volta, dalla Val Bormida al Cuneese, il territorio sembra deciso a non restare in silenzio.
Perché dopo l’Acna, la parola “fiducia” qui ha un peso diverso.






