Inceneritore, il bando parte davvero

La Regione accelera, i territori frenano e Scarpino torna sul tavolo

Alla fine il dado è tratto. Dopo mesi di tavoli, incontri, rassicurazioni e mezze smentite, la Regione Liguria si prepara a pubblicare il bando per raccogliere le manifestazioni di interesse alla realizzazione dell’impianto di “fine ciclo” dei rifiuti. Traduzione meno elegante ma più chiara: un inceneritore.

Marco Bucci lo aveva detto senza troppi giri di parole: se nessun Comune si fa avanti, si procede lo stesso. E così sarà. L’incarico formale passerà all’Arlir, l’Agenzia regionale per i rifiuti, chiamata a mettere nero su bianco un bando che segna un cambio di passo rispetto alle ipotesi circolate finora.

Un impianto più piccolo, ma non innocuo

Il bando – pronto da tempo nei cassetti regionali – non ricalcherà lo studio commissionato al Rina due anni fa. La novità principale riguarda le dimensioni dell’impianto: non più le 320 mila tonnellate annue ipotizzate in origine, ma una soglia ridotta a 240 mila tonnellate.

Una riduzione che viene presentata come un compromesso “ragionevole”, sufficiente a coprire il fabbisogno ligure e, soprattutto, capace di rendere politicamente più digeribile l’operazione. Ma il punto resta: si parla comunque di un grande inceneritore regionale, non di un impianto marginale.

L’alternativa più volte evocata – il cosiddetto waste to chemicals – sembra definitivamente accantonata: tecnologia più complessa, costi più elevati, e soprattutto poco compatibile con le caratteristiche del territorio ligure.

Scarpino rispunta, Valbormida in rivolta

Con il nuovo perimetro del bando torna automaticamente in gioco Scarpino, il grande convitato di pietra della partita rifiuti. Qui Amiu e Iren avevano avviato le opere di messa in sicurezza per un impianto Tmb, poi congelato. Ora quel cantiere sospeso diventa una carta potenzialmente spendibile per il termovalorizzatore.

Ma Scarpino non è l’unico fronte caldo. In Valbormida il tema è esplosivo da mesi: consigli comunali infuocati, proteste davanti ai municipi, comitati che si moltiplicano. Una petizione contro l’inceneritore ha superato le 4 mila firme, segno che la contrarietà non è più episodica ma strutturata.

Il bando, è bene chiarirlo, non elimina il passaggio politico: resta necessario il via libera del Comune ospitante. Ma è altrettanto evidente che la pressione regionale rischia di trasformare quel “via libera” in una scelta sotto ricatto.

Amiu, governance nuova e decisioni pesanti

Il calendario non è neutro. Proprio mentre il bando sta per partire, Amiu – il principale gestore dei rifiuti liguri – cambia pelle. Dopo le dimissioni del Cda, la nuova governance dovrebbe insediarsi a giorni, con una prima riunione fissata prima di Natale.

Il nuovo consiglio si troverà subito davanti alla madre di tutte le decisioni: partecipare o no al bando regionale? Rafforzare il controllo pubblico sul ciclo dei rifiuti o restare dipendenti dagli impianti fuori regione?

Scelte industriali, certo, ma inevitabilmente politiche. A Genova la sindaca Silvia Salis ha già ammesso che la maggioranza è divisa: Avs e M5S contrari, Pd pieno di distinguo e paletti. A livello regionale il segretario dem Davide Natale ha provato a mettere un punto fermo: un impianto a valenza regionale non può diventare il problema di un solo Comune. Dichiarazione condivisibile, ma che finora non ha trovato una traduzione concreta.

La sensazione di un copione già scritto

Il bando segna quindi l’inizio formale della procedura, ma anche la fine dell’ambiguità. La Regione ha scelto la strada dell’inceneritore e ora chiede al mercato di farsi avanti, scaricando sui territori l’ultima parola.

Resta una domanda di fondo, che nessun tavolo tecnico ha ancora sciolto: è davvero questa l’unica soluzione possibile per chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria, o è semplicemente la più comoda dal punto di vista politico e gestionale?

Per ora una cosa è certa: con l’apertura del bando, il confronto esce dai documenti e entra definitivamente nelle piazze. E difficilmente sarà indolore

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