Inceneritore, Bucci tira fuori l’esproprio. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il TAR

Il presidente della Regione evoca l’esproprio se i territori diranno no.
Ma acquisire un’area è una cosa, dimostrare che sia idonea a ospitare l’impianto è tutt’altra.

Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci mette sul tavolo una parola pesante: esproprio.

Di fronte alla possibile indisponibilità dei territori ad accogliere il futuro inceneritore ligure, Bucci ha paventato la possibilità di ricorrere all’esproprio dell’area individuata.

Una prospettiva che, almeno teoricamente, potrebbe riguardare qualsiasi territorio scelto, Genova compresa.

Una dichiarazione destinata inevitabilmente a far discutere, soprattutto nei territori nei quali l’ipotesi dell’inceneritore ha già provocato una forte mobilitazione.

Ma una cosa è pronunciare la parola “esproprio” in un’intervista. Altra cosa è costruire un procedimento amministrativo capace di arrivare fino in fondo e soprattutto di resistere agli eventuali ricorsi davanti al TAR.

L’esproprio è possibile, ma non risolve tutto

Va chiarito un punto importante: l’esproprio di un’area destinata a un’opera di interesse pubblico non è, in linea di principio, giuridicamente impossibile.

Sarebbe quindi sbagliato sostenere che la Regione non possa assolutamente utilizzare questo strumento.

Allo stesso modo bisogna essere prudenti nell’affermare che per procedere all’esproprio sia sempre e comunque necessario uno specifico voto del Consiglio regionale. La disciplina è più complessa e comprende il Testo unico sugli espropri, le norme sulla pianificazione e, per gli impianti di trattamento dei rifiuti, anche la procedura dell’autorizzazione unica prevista dall’articolo 208 del decreto legislativo 152/2006.

Ma proprio qui comincia la parte interessante.

Perché espropriare eventualmente un terreno non significa automaticamente poterci costruire sopra un inceneritore.

La disponibilità dell’area rappresenta soltanto uno dei tanti tasselli del procedimento.

Restano la pianificazione regionale dei rifiuti, i criteri di localizzazione degli impianti, la compatibilità ambientale e urbanistica, la VIA, gli eventuali vincoli, le distanze, le infrastrutture necessarie, la sostenibilità della scelta e soprattutto la correttezza dell’intero procedimento amministrativo.

Il terreno si può espropriare. L’idoneità del sito no

Ed è probabilmente questo il punto sul quale i territori contrari all’inceneritore dovrebbero concentrare maggiormente l’attenzione.

Il Piano regionale ligure dei rifiuti prevede criteri relativi alla localizzazione degli impianti, distinguendo anche fra condizioni escludenti, penalizzanti e preferenziali.

Non basta quindi indicare un punto sulla cartina e, qualora il proprietario non sia disponibile, risolvere tutto con un esproprio.

Bisognerà dimostrare perché proprio quel sito sia stato scelto, come sia stato confrontato con gli altri, quali criteri siano stati applicati e se la localizzazione rispetti la pianificazione vigente.

Ed eventualmente spiegare perché un territorio debba sopportare quell’impianto.

Che si tratti di Cengio, Bragno, Ferrania, Genova o qualsiasi altra località, la questione rimarrebbe la stessa.

Il terreno si può espropriare. L’idoneità del sito no.

E poi c’è il TAR

È qui che potrebbe aprirsi la vera partita.

I comitati contrari all’impianto stanno seguendo gli atti regionali e ogni eventuale ricorso dovrà naturalmente essere costruito su precise contestazioni giuridiche. Non basta essere contrari politicamente all’inceneritore per ottenere l’annullamento di un provvedimento amministrativo.

Ma vale anche il contrario: la Regione non può pensare che l’esproprio cancelli automaticamente tutti gli altri problemi.

Davanti a un giudice amministrativo potrebbero assumere rilevanza la correttezza della procedura, la coerenza con la pianificazione regionale, l’istruttoria svolta, la motivazione della scelta, la comparazione fra i diversi siti, i criteri ambientali e localizzativi e gli eventuali vincoli presenti.

Anche questioni come distanze e costi non rendono automaticamente illegittimo un esproprio, ma potrebbero diventare elementi importanti qualora incidessero sulla ragionevolezza della localizzazione, sulla comparazione delle alternative o sulla motivazione utilizzata dalla Regione per scegliere un sito invece di un altro.

Per questo sarebbe altrettanto imprudente sostenere oggi che qualsiasi ricorso al TAR sarebbe sicuramente vincente.

Prima bisognerà vedere gli atti.

Ed è proprio negli atti che potrebbero nascondersi i punti deboli dell’operazione.

La politica mostra i muscoli, le carte diranno il resto

La dichiarazione di Bucci sembra voler mandare un messaggio molto chiaro ai territori: se nessuno vuole l’inceneritore, la Regione sarebbe pronta ad andare avanti comunque.

Politicamente è una dimostrazione di forza.

Amministrativamente, però, la forza non basta.

Perché un esproprio può forse risolvere il problema della proprietà o della disponibilità materiale dell’area. Non può trasformare un sito eventualmente non idoneo in un sito idoneo e non può cancellare procedure, vincoli, autorizzazioni e possibilità di ricorso.

In altre parole:

Bucci può anche espropriare un terreno. Non può espropriare le procedure, i vincoli ambientali, la pianificazione regionale e il diritto dei territori di rivolgersi al TAR.

E forse è proprio questo il punto che dovrebbe interessare maggiormente i comitati del NO.

Meno paura delle dichiarazioni muscolari e molta più attenzione alle carte.

Perché alla fine un’intervista dura qualche minuto. Un atto amministrativo deve reggere anche davanti a un giudice.

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