Il Tavolo del Porto, la sinergia eterna e i problemi sempre uguali

È sempre difficile leggere post e dichiarazioni dei politici in cui qualcuno si scusi o ammetta un errore. Ma i post del sindaco Marco Russo riescono spesso a superare ogni aspettativa: ogni incontro, ogni riunione, ogni decisione diventa puntualmente la panacea di tutti i mali. Peccato che, come spesso accade, la narrazione si fermi agli annunci.

L’ultimo esempio è il post dedicato al Tavolo del Porto, definito dal sindaco “attivo da molto tempo” e addirittura capace, negli anni, di costruire una “relazione virtuosa” tra porto e territorio. Se così fosse, viene da chiedersi dove siano finiti i risultati.

Perché i problemi citati dallo stesso Russo nel suo post – accessi e uscite dei camion dal porto, traffico sulle strade cittadine, caselli di Albisola e Vado, funivie, piano regolatore portuale – sono esattamente gli stessi che Savona e il comprensorio si trascinano da anni, senza soluzioni strutturali visibili.

Secondo il racconto ufficiale, il Tavolo lavorerebbe “in modo coeso da anni”. Ma se davvero fosse così, com’è possibile che:

  • il traffico pesante continui a riversarsi sulle arterie urbane,

  • il nodo dei caselli resti irrisolto,

  • le funivie rimangano più un tema da convegno che un’infrastruttura modernizzata,

  • il rapporto porto-città sia ancora vissuto come un problema più che come un’opportunità?

Nel post del sindaco, la riunione viene descritta come “molto operativa e proficua”, con una “stretta sinergia” e una “grande voglia di risolvere i problemi annosi”. Parole che i savonesi conoscono bene: ricorrono ciclicamente, a ogni incontro, a ogni cambio di fase politica, a ogni foto di gruppo con i vertici dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.

Fa quasi sorridere l’insistenza sulla “novità” della sinergia, come se fosse stata scoperta solo ora. Eppure, solo qualche anno fa, l’ex sindaco Berruti arrivava a dichiarare che certi incontri con l’Autorità Portuale erano inutili. Oggi, invece, tutto funziona, tutto è virtuoso, tutto è finalmente partito. Sempre finalmente.

Il punto, però, non è il tono ottimistico – che in politica può anche starci – ma la distanza crescente tra racconto e realtà. Se il Tavolo del Porto è davvero attivo da molto tempo e lavora da anni in modo coeso, allora dovrebbe essere legittimo pretendere:

  • un bilancio pubblico di ciò che è stato risolto,

  • tempi certi per le opere infrastrutturali,

  • impegni verificabili, non solo buone intenzioni.

Altrimenti il rischio è quello già visto troppe volte: riunioni che diventano comunicati, comunicati che diventano post, post che diventano autocelebrazione. Mentre i camion continuano a passare, i caselli restano un collo di bottiglia e le funivie rimangono lì, sospese non solo sui piloni ma anche nelle promesse.

La “voglia di recuperare il tempo perduto” è un’ottima frase. Ma a Savona il tempo non si recupera con le parole: si recupera con scelte chiare, cantieri veri e risultati misurabili. Tutto il resto, per quanto ben scritto, resta solo un altro giro attorno allo stesso tavolo.

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