Il sindaco prova a comandare e scrive lettere

A Savona scoppia il caso Priamar: il Comune scopre dai giornali cosa fa la sua stessa partecipata. E prova a comandare… via posta.

C’è qualcosa di profondamente poetico – e anche un po’ tragicomico – nella vicenda dei parcheggi del Priamar.
Il Comune che scrive una “lettera di fuoco” a Tpl sembra un generale che, in mezzo alla battaglia, scopre che i suoi soldati combattono per conto proprio… e allora tira fuori carta e penna.

Altro che comando. Qui siamo alla gestione epistolare del potere.

Perché il punto non è neanche la decisione – discutibile, certo – di riservare posti ai croceristi in un parcheggio da 46 stalli già pieno come un uovo.
Il punto è che il Comune lo scopre leggendo il giornale.

Sì, avete capito bene: non una riunione, non una telefonata, non un messaggio WhatsApp.
Un articolo di giornale.

A quel punto scatta la reazione. Forte. Decisa. Determinata.
Una lettera.

Una di quelle belle, piene di parole importanti:
“scelta unilaterale”, “servizio pubblico”, “fruizione dei cittadini”.
Parole che fanno molto amministrazione… ma poco comando.

Perché mentre il sindaco scrive, qualcuno evidentemente decide.

Il sindaco “a mezzo raccomandata”

La scena è questa: da una parte Tpl che prende decisioni operative, organizza parcheggi, gestisce flussi.
Dall’altra il Comune che… ammonisce.

Sembra quasi un padre che rimprovera il figlio dopo che questo ha già fatto festa in casa, invitato gli amici e svuotato il frigo.

E infatti nella lettera si legge quel passaggio che è tutto un programma: “ancora una volta”.

Tradotto: non è neanche la prima volta.

E qui la satira lascia spazio a una domanda seria: ma chi comanda davvero?

Perché se un’azienda che gestisce un servizio pubblico prende decisioni “non concordate, non condivise e fuori dagli accordi”… e lo fa più volte…
forse il problema non è l’azienda.

Il parcheggio dei miracoli

Il Priamar diventa così il simbolo perfetto: 46 posti auto trasformati in terreno di scontro istituzionale.

Un parcheggio piccolo, strategico, già saturo.
Dove gli abbonati girano come avvoltoi in cerca di un buco libero.
E dove qualcuno ha pensato bene di ritagliare posti per i croceristi.

Un’idea geniale, se l’obiettivo è testare la pazienza dei savonesi.

Ma ancora più geniale è il metodo: farlo senza dirlo al Comune.

È un po’ come cambiare le serrature di casa… e avvisare il proprietario dopo.

Il potere che si annuncia (ma non si esercita)

Alla fine arriva l’ultimatum: “Stop subito”.

Parole nette, quasi marziali.
Peccato che arrivino dopo.

E soprattutto peccato che sembrino più una richiesta che un ordine.

Perché il vero problema, sotto questa storia, è tutto lì: un potere che si racconta, ma non si esercita.

Si fanno lettere, si convocano incontri, si esprimono “forti perplessità”.
Ma nel frattempo le decisioni le prende qualcun altro.

Morale (amara)

A Savona succede una cosa curiosa: il Comune difende i cittadini… dagli effetti delle decisioni di chi dovrebbe coordinare.

E lo fa con strumenti nobili, certo: le lettere, gli incontri, i chiarimenti.

Ma nel frattempo la città scopre che il comando non è dove dovrebbe essere.

E allora viene da immaginare la prossima scena:
Tpl decide qualcosa di nuovo, magari sui parcheggi, magari su altro.
Il Comune lo scopre su un giornale.
E il sindaco, con calma istituzionale, prende la penna…

e scrive un’altra lettera di fuoco.

Sperando, questa volta, che qualcuno la legga.

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