
Il Pride nasce dalla rivendicazione di diritti e dignità per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer, ma parla in realtà a tutta la comunità. Parla del diritto di non essere discriminati, di non dover nascondere la propria identità, di poter vivere affetti e relazioni senza paura di insulti, violenze o emarginazione.
Anche in una città come Savona, dove spesso si tende a pensare che certi problemi appartengano soltanto alle grandi metropoli, il tema resta attuale. Le discriminazioni non sempre si manifestano in modo clamoroso: possono essere una battuta umiliante, un giudizio non richiesto, un’esclusione sul lavoro, a scuola o persino in famiglia. Sono situazioni che lasciano segni profondi e che troppo spesso vengono minimizzate.
Il Pride ha quindi un valore pubblico e civile. È la scelta di rendere visibili persone che per troppo tempo sono state costrette all’invisibilità. È una risposta pacifica a chi vorrebbe riportare tutto nel silenzio, come se l’uguaglianza fosse un privilegio da concedere e non un principio fondamentale.
Naturalmente ciascuno è libero di avere le proprie convinzioni, religiose, culturali o politiche. Ma nessuna convinzione può diventare il pretesto per negare rispetto agli altri. Una società davvero libera non pretende che tutti la pensino allo stesso modo: pretende però che nessuno venga trattato come cittadino di serie B.
Il Pride a Savona può essere dunque un momento di incontro, di riflessione e anche di allegria. Perché la gioia di essere se stessi non è una provocazione. È, semplicemente, libertà.
E una città che sa accogliere le differenze è una città più forte, più civile e più umana.
