Il presepe come arma elettorale: Savona ostaggio di una politica senza pudore

Eccoli qui. Tutti in scena. Con un anno abbondante di anticipo sulle elezioni, Savona è già diventata un palcoscenico stanco, dove minoranza e maggioranza recitano la solita commedia: rumore, slogan, identità sventolate e zero sostanza.

La miccia è il presepe nell’atrio del Comune. Fratelli d’Italia lo chiede ufficialmente al sindaco. Non una proposta culturale, non un progetto condiviso: una provocazione politica bella e pronta, confezionata per i titoli e rilanciata persino al Vescovo, chiamato in causa come arbitro morale di una partita tutta terrena. Un presepe trasformato in clava identitaria. Tradizione usata come manifesto elettorale.

Ma se la destra provoca (usando inezie invece che problemi reali), la maggioranza non perde occasione per rispondere… male. L’assessore alla cultura Nicoletta Negro replica come se fosse già sul palco di un comizio: elenco autocelebrativo delle iniziative culturali, numeri snocciolati a memoria, entusiasmo di rito. Peccato che gran parte della città queste iniziative nemmeno le noti più. Quando la cultura diventa un dépliant da sventolare contro l’avversario, il messaggio è chiaro: non stiamo parlando ai cittadini, stiamo parlando agli elettori.

Poi arriva il capogruppo del “Patto per Savona”, Marco Lima (quello  che vuole esposta solo la bandiera palestinese e non quella ucraina o sudanese come se le vittime non fossero tutte uguali). Con lui il il presepe sparisce del tutto. Al suo posto compaiono la legge di bilancio nazionale e le malefatte del governo. Tutto insieme, tutto fuori contesto. Un esercizio di virtuosismo ideologico che c’entra poco o nulla con la questione posta, ma serve a ribadire la propria postura morale. Anche qui: identità prima, città dopo.

Nel frattempo tacciono le uniche due figure che avrebbero potuto riportare la discussione, si spera, su un piano un po più alto: il sindaco e il Vescovo. Silenzio istituzionale, mentre attorno infuria il teatrino.

E così Savona assiste all’ennesima polemica inutile. Nessuno che dica chiaramente: non è questo il problema della città. Nessuno che provi a sottrarre simboli, religione, cultura  alla propaganda quotidiana. Tutti impegnati a posizionarsi, a marcare il territorio, a scaldare i motori.

Il risultato? Tristezza. Una città con problemi enormi – lavoro, servizi, degrado, giovani che se ne vanno – ridotta a sfondo per una disputa sul presepe usato come gadget elettorale.

Povera Savona. Non per il presepe che c’è o non c’è. Ma per una politica che, da destra a sinistra, sembra aver perso il senso del limite, del pudore e, soprattutto, delle priorità.

Condividi

Lascia un commento