Il piano che non si può cambiare… ma cambia sempre

Hanno sempre ripetuto che il piano rifiuti non si può cambiare.
Che è strutturato così, che va solo “fatto digerire” alla città, che servono tempo e pazienza.
Poi però, puntuale, arriva l’ennesimo cambiamento. Una deroga, una sperimentazione, una toppa. Segno evidente che il sistema, così com’è, non regge.

Questa volta tocca ai bar e ai locali del centro, ormai invasi dai rifiuti prodotti da pranzi, cene e aperitivi. Plastica e organico che il porta a porta, soprattutto sotto le feste, non riesce a smaltire con regolarità. Sacchi accumulati nei retrobottega, rifiuti nascosti nei dehors, problemi igienici e odori insopportabili. Una situazione diventata insostenibile per molti esercenti.

Di fronte alle proteste, Seas ha deciso di avviare una nuova “sperimentazione”: ai locali del centro storico e delle aree pedonali è stata consegnata una tessera per conferire, solo in caso di eccedenza, plastica e organico nei cassonetti intelligenti riservati ai residenti, in particolare nelle isole di piazza Giulio II e via Manzoni. Una soluzione pensata per le emergenze, da usare con estrema parsimonia, come specificato nella comunicazione inviata dall’azienda.

Una misura accolta con sollievo da alcuni operatori, soprattutto in zone come piazza Pertini e corso Italia, dove i disagi erano diventati quotidiani. Ma è difficile non vedere il paradosso: quando cittadini e comitati chiedono da mesi i cassonetti intelligenti in tutta la città, la risposta è sempre che non si può fare. Quando però il sistema va in crisi, allora le regole cambiano. A pezzi, a tempo, solo per alcuni.

Siamo alla frutta.
E viene quasi da immaginare la “gioia” del resto dei commercianti savonesi, quelli che vivono gli stessi identici disagi ma non hanno alcuna alternativa. Nessuna tessera, nessuna deroga, nessuna sperimentazione. Per loro il porta a porta resta un obbligo rigido e penalizzante, da subire pagando una Tari sempre più onerosa. Un sistema che crea attività di serie A e di serie B, a seconda della zona o della capacità di farsi ascoltare.

Nel frattempo, continuano le dichiarazioni dell’assessora Barbara Pasquali, già sentite e risentite: rassicurazioni, appelli alla collaborazione, promesse di monitoraggio. Ma se davvero l’amministrazione non è per niente soddisfatta del servizio – come più volte affermato – allora è il momento di agire, non di restare spettatori passivi mentre cittadini ed esercenti affrontano ogni giorno disagi, costi e umiliazioni.

La verità è semplice e sotto gli occhi di tutti: l’unico cambiamento logico sarebbe estendere i cassonetti intelligenti a tutta la città, superando un porta a porta rigido, inefficiente e inadatto alla realtà urbana. Ma su questo punto l’amministrazione continua a non voler sentire.

E così il piano rifiuti “intoccabile” viene smontato un pezzo alla volta, a colpi di eccezioni e deroghe.
Con una certezza: se un piano ha bisogno di continue toppe per stare in piedi, non è un piano.
È solo un problema rimandato.

 

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