IL PACCO – Puntata speciale: “Savona capitale della cultura… del narcisismo”

Continua la rivisitazione dell’Agenda del “Patto per Savona”, la raccolta delle grandi promesse e delle solenni intenzioni dell’amministrazione, riletta con il filtro della realtà e dello spirito critico. Oggi tocca alla “proposta-simbolo”: la candidatura di Savona a Capitale Italiana della Cultura. Un’idea nata per unire la città, che invece ha finito per dividerla… tra chi cercava visibilità e chi cercava (invano) partecipazione.

Tra tutte le promesse solenni, i titoli altisonanti e i sogni a occhi aperti del Patto, ce n’era una che brillava di luce propria: la candidatura di Savona a Capitale Italiana della Cultura. Doveva essere il fiore all’occhiello, il vessillo della rinascita urbana, l’incrocio perfetto tra cultura, urbanistica e spiritualità. E invece…

È diventata il simbolo della vanità istituzionale.

No, non è il fatto che Savona non abbia vinto — nessuno si aspettava miracoli — ma il modo in cui è stata gestita questa ambiziosa corsa. Doveva essere un cammino collettivo, una coralità di idee, un puzzle di connessioni cittadine. E invece si è trasformato in un palco per ego ipertrofici, in cui ognuno ha cercato di ritagliarsi il proprio primo piano.
Quelli che dovevano “unire la comunità” si sono dimenticati perfino di chi l’aveva lanciata, l’idea. Non una citazione, non un ringraziamento. Solo selfie, slogan e qualche annuncio degno di un concorso per aspiranti influencer culturali.

E pensare che l’Agenda del Patto parlava chiaro:

“Vogliamo avviare un percorso che coinvolga tutte le componenti sociali ed economiche per sviluppare un progetto strategico…”
Bellissimo. Commovente. Ma poi, nella realtà, il progetto si è perso tra conferenze stampa autocompiaciute, slide a effetto e teatrini autoreferenziali. Della comunità nemmeno l’ombra, se non come pubblico passivo da incantare con i “rendering”.

E così, la “proposta simbolo” dell’intero Patto è diventata il simbolo perfetto di un fallimento collettivo mascherato da trionfo comunicativo (hanno perfino festeggiato la sconfitta) Una candidatura nata per rilanciare Savona, finita a rilanciare solo gli algoritmi sociali di pochi eletti.

La città? Sta ancora aspettando di capire se, dopo tanta retorica, qualcosa cambierà davvero o se resterà solo una pagina vuota nel grande libro delle occasioni mancate.

Condividi

Lascia un commento