Dopo il dibattito sul rigassificatore, sull’inceneritore e sull’eolico, all’orizzonte potrebbe profilarsi una nuova sfida per il territorio ligure: quella dei grandi data center e delle future AI Factory.
A lanciare l’allarme è un…dossier …elaborato dalla Rete Liguria Bene Comune, che invita la Regione a non farsi trovare impreparata davanti a un fenomeno destinato a crescere nei prossimi anni. Il documento non si schiera contro l’innovazione tecnologica, ma sostiene che la Liguria debba dotarsi rapidamente di regole specifiche per evitare che lo sviluppo digitale avvenga senza una pianificazione adeguata.
Il rischio di ripetere gli errori del passato
Il messaggio è chiaro: la Liguria non può permettersi di affrontare ogni nuovo insediamento industriale come un caso isolato.
Secondo gli estensori del dossier, il territorio regionale presenta caratteristiche uniche: una fascia costiera densamente urbanizzata, poco suolo disponibile, reti infrastrutturali già sotto pressione, fragilità idrogeologiche e una disponibilità d’acqua sempre più limitata durante i mesi estivi. Per questo motivo ogni nuovo impianto energivoro dovrebbe essere valutato con estrema attenzione.
Vado Ligure e Val Bormida già osservate speciali
Nel documento vengono richiamate alcune aree che, pur non essendo oggi oggetto di procedure ufficiali, potrebbero risultare strategiche per futuri investimenti.
Tra queste figurano Erzelli, Cornigliano, la Valpolcevera, il porto della Spezia ma anche il retroporto di Vado Ligure e la Val Bormida.
Proprio quest’ultima viene descritta come un territorio che “ha già dato molto in termini di sacrificio industriale”, ma che continua a comparire tra le aree potenzialmente appetibili per nuovi insediamenti. Un passaggio che inevitabilmente richiama alla memoria le polemiche sul termovalorizzatore e su altri grandi impianti industriali.
Acqua ed energia: i due nodi principali
La questione centrale riguarda però le risorse.
Un grande data center necessita di enormi quantità di energia elettrica e, a seconda delle tecnologie adottate, anche di consistenti volumi d’acqua per il raffreddamento.
Il dossier propone addirittura che venga escluso l’utilizzo di acqua potabile per questi impianti, seguendo l’esempio della Lombardia, che ha recentemente introdotto una normativa specifica in materia. Viene inoltre suggerito l’obbligo di utilizzare sistemi di raffreddamento a basso consumo idrico e di monitorare costantemente i prelievi.
Anche sul fronte energetico emergono forti perplessità.
La Liguria, osservano gli autori, produce ancora una quota limitata di energia rinnovabile e rischierebbe di dover importare gran parte dell’elettricità necessaria ai nuovi impianti, con inevitabili ricadute sulla rete e nuovi investimenti infrastrutturali. Da qui la domanda: chi pagherà questi adeguamenti? I privati o la collettività?
Pochi posti di lavoro, molti impatti?
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto tra costi e benefici.
I grandi data center richiedono investimenti miliardari, ma nella fase ordinaria di esercizio impiegano personale relativamente limitato, essendo strutture fortemente automatizzate.
Per questo motivo il dossier invita a distinguere tra l’occupazione temporanea dei cantieri e quella realmente stabile, valutando con attenzione se le ricadute economiche siano proporzionate agli impatti sul territorio.
La richiesta: una legge regionale
La conclusione è un invito rivolto direttamente alla Regione Liguria.
Secondo gli autori manca oggi una disciplina specifica per regolamentare l’insediamento dei data center, a differenza di quanto già fatto dalla Lombardia. Vengono quindi chiesti criteri rigorosi di localizzazione, priorità assoluta al recupero delle aree industriali dismesse, maggiore trasparenza sui consumi di acqua ed energia e valutazioni ambientali integrate prima di autorizzare qualsiasi nuovo progetto.
L’intelligenza artificiale e il supercalcolo rappresentano certamente una straordinaria opportunità economica e tecnologica. Tuttavia, la domanda posta dal dossier è destinata a entrare sempre più nel dibattito pubblico: la Liguria è davvero pronta ad accogliere queste infrastrutture senza compromettere un territorio già fragile?
Perché, come dimostrano le vicende degli ultimi anni, la vera sfida non è dire sempre “sì” o sempre “no” allo sviluppo, ma decidere con quali regole, quali garanzie e soprattutto quale visione del futuro.






