Il doposcuola non dovrebbe avere un colore politico

Aiutare i ragazzi nello studio è una delle forme più nobili di volontariato. Dedicare tempo ai bambini e agli adolescenti, soprattutto a quelli che vivono situazioni di difficoltà, significa investire sul futuro di una comunità. Su questo non dovrebbero esistere divisioni.

Proprio per questo sorprende leggere l’appello del Comitato Villapiana La Rusca, che cerca volontari per il “Doposcuola Popolare Antifascista e Antirazzista Claudio Parrotta”.

Sia chiaro: nessuno mette in discussione l’importanza dell’antirazzismo o dei valori democratici. Il problema è un altro.

La scuola e tutto ciò che ruota attorno all’istruzione dovrebbero essere luoghi il più possibile liberi da appartenenze politiche. Un doposcuola nasce per aiutare gli studenti a studiare, recuperare le lacune, crescere culturalmente e socialmente. Non dovrebbe essere percepito come uno spazio caratterizzato da una precisa identità politica.

Perché inserire nel nome di un doposcuola l’aggettivo “antifascista”? Qual è il valore aggiunto per un ragazzo che ha bisogno di una mano in matematica o in italiano? È davvero necessario qualificare politicamente un servizio educativo?

Il rischio è quello di trasformare un’iniziativa che dovrebbe essere inclusiva in qualcosa che, almeno nell’immagine, può apparire divisivo.

E il principio vale sempre.

Se domani nascesse un “doposcuola conservatore”, “liberale”, “socialista”, “comunista” o “di destra”, l’opinione sarebbe identica. L’educazione non dovrebbe diventare terreno di contrapposizione politica. I ragazzi hanno bisogno di insegnanti, volontari ed educatori, non di etichette.

Le idee politiche appartengono agli adulti e al confronto democratico. La scuola e il doposcuola, invece, dovrebbero rappresentare uno spazio aperto a tutti, dove ciò che conta è imparare, crescere e costruire relazioni.

È una questione di opportunità, prima ancora che di legge.

Chi organizza un doposcuola svolge certamente un servizio prezioso per il quartiere e merita riconoscimento per l’impegno dei volontari. Ma proprio perché l’iniziativa è meritoria, sarebbe auspicabile che si presentasse come patrimonio dell’intera comunità, senza aggettivi politici che rischiano di allontanare alcune famiglie invece di accoglierle.

L’istruzione dovrebbe unire, non identificare. E quando si parla di bambini e ragazzi, questo principio dovrebbe venire prima di qualsiasi appartenenza ideologica.

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