
Chiariamo subito il punto, perché qui l’equivoco non è giornalistico ma politico: Alessandro Bozzano non è mai stato civico.
Non lo è stato ieri, non lo è stato l’altro ieri e non lo è nemmeno oggi, per quanto si cerchi di riformulare la realtà a colpi di comunicati.
Bozzano è sempre stato organicamente dentro il centrodestra che fa capo a Giovanni Toti. Liste diverse, sigle variabili, contenitori elettorali usa-e-getta? Certo. Ma la collocazione politica è sempre stata quella. Altro che civismo: tottismo di governo, fin dall’inizio.
Ed è qui che la narrazione recente scricchiola vistosamente. Dopo il rimpasto di giunta e l’incarico mancato, arriva la protesta: “sono state privilegiate le forze dei partiti tradizionali a scapito della componente civica”.
Ma quale componente civica, esattamente?
Perché se il civismo è l’essere esterni ai partiti, autonomi, alternativi, allora Bozzano non rientra nella definizione nemmeno per sbaglio. Se invece il civismo diventa una parola jolly, buona per rivendicare spazi quando si resta fuori dalla stanza dei bottoni, allora sì: tutto diventa civico. Anche ciò che non lo è mai stato.
La scelta di fondare in Consiglio regionale il gruppo Noi Moderati, insieme a Giovanni Boitano, non rappresenta alcuna “evoluzione del civismo”. È, più semplicemente, una ricollocazione interna agli equilibri del centrodestra, con un messaggio politico piuttosto trasparente:
senza incarichi, senza ruoli, senza visibilità, la lealtà diventa negoziabile.
Altro che civici penalizzati. Qui siamo davanti a un classico caso di malcontento da rimpasto, mascherato da battaglia identitaria. Il passaggio a Noi Moderati non serve a “dare voce al civismo”, ma a contare di più dentro la maggioranza, con un marchio di partito riconoscibile, una copertura nazionale e un potere di interdizione più esplicito.
La frase chiave, infatti, non è quella sui valori o sul centro. È questa:
“Il nostro voto non è più scontato.”
Tradotto: non usciamo dalla maggioranza, ma alziamo il prezzo.
Alla fine, il punto politico resta uno solo:
si può discutere se sia legittimo, tattico o persino intelligente.
Ma chiamarlo civismo è un’altra cosa.
Perché il civismo non nasce quando salta una nomina,
non vive dentro un partito,
e soprattutto non compare solo quando serve una leva contrattuale.
Il “civico” Bozzano, semplicemente, non è mai esistito.
Esiste invece l’ennesima storia ligure di equilibri, risentimenti e poltrone mancate. E quella, purtroppo, è fin troppo reale.






