Il 9 ottobre il Consiglio comunale di Savona affronterà, in seduta monotematica, il tema dei rifiuti. Sarà l’occasione per comitati e cittadini di dire la loro, finalmente in modo diretto, dopo mesi di segnalazioni, proteste e immagini di cassonetti stracolmi, sacchi abbandonati agli angoli delle strade e marciapiedi ridotti a discariche a cielo aperto.
Eppure, come in una sceneggiatura già scritta, ecco comparire puntuali le note trionfalistiche del “Patto per Savona”. Con tempismo sospetto, alla vigilia del confronto pubblico, si diffondono comunicati che parlano di “70% di raccolta differenziata in tre mesi” e di “grande risultato reso possibile dall’impegno dei cittadini”. Una narrazione che ha il sapore della propaganda, utile a minimizzare il disastro che i savonesi vivono quotidianamente.
Il problema è che basta uscire di casa per vedere un’altra realtà: spazzamento inesistente, bidoncini condominiali insufficienti, sacchi ammassati nei portoni, situazioni ingestibili nelle cosiddette “case sparse”. E non è un caso se lo stesso Patto è costretto ad ammettere le “criticità” che SEA-S non riesce a risolvere. Un modo elegante per dire che la città è sporca, disordinata e in molti quartieri invivibile.
Intanto, mentre i cittadini si arrangiano, il Comune esulta per avere “scovato” 800 evasori Tari. Una scoperta che più che un merito sembra una confessione: per anni, chi non pagava la tassa ha goduto dell’impunità, scaricando i costi su chi invece ha sempre versato quanto dovuto. Altro che equità: si è semplicemente aperto un vaso di Pandora di irregolarità tollerate da troppo tempo.
In questo quadro, l’assessore Pasquali e i consiglieri del Patto parlano di “questione di legalità” e di “svolta per il futuro”. Ma ai savonesi interessa il presente: strade sporche, disservizi, disorganizzazione. Il decoro urbano non si misura con le percentuali sbandierate nei comunicati stampa, ma con i marciapiedi puliti e i quartieri vivibili.
Il Consiglio del 9 ottobre sarà allora un banco di prova: vedremo se prevarrà la propaganda dei numeri o la realtà raccontata dai cittadini. Una cosa però è già chiara: a forza di comunicati ottimistici, si rischia di trasformare il porta a porta in un gigantesco “porta a porta” elettorale. E a pagare, ancora una volta, saranno i savonesi.






