I cassoni della discordia: tra propaganda e cemento armato sul mare di Vado

Il cantiere dei cassoni a Vado Ligure è diventato improvvisamente un palcoscenico politico. Con tanto di passerella del viceministro Edoardo Rixi, del presidente della Regione Marco Bucci e di tutta la squadra delle grandi opere. Un sopralluogo trionfale, condito da frasi fatte: “si procede con il timing previsto”, “abbiamo risolto le criticità”, “opera per i prossimi 100 anni”. Insomma, la solita litania da inaugurazione permanente.

Peccato che dietro la retorica dei “cassoni più grandi del Mediterraneo” ci sia la realtà di un’opera dai contorni discutibili. Un manufatto alto oltre 30 metri, largo come un palazzo e lungo quanto un campo da calcio, che verrà trascinato fino a Genova per essere calato sul fondale. E subito dopo se ne farà un altro, e poi un altro ancora: un rosario di cemento che cambierà per sempre il volto del mare e della costa.

Le criticità non sono scomparse, come qualcuno vorrebbe far credere: la qualità dei cassoni, i problemi sulle colonne, i fondali instabili, le bonifiche infinite. Ma oggi si preferisce presentare tutto come una “startup superata”, quasi fosse una app, non un’opera da miliardi.

Intanto a Vado si chiede spazio ad APM per ampliare il cantiere. Come se non bastassero già gli ettari occupati da capannoni e terminal container, ora servono nuove aree. A quale prezzo per il territorio? Non si dice.

E mentre si racconta la favola della “collaborazione fra scali” e della “portualità integrata”, restano in secondo piano i costi ambientali: milioni di tonnellate di ghiaia scaricate in mare, decine di migliaia di colonne sommerse, cantieri permanenti che divorano coste e fondali. Il tutto in un Mediterraneo che, nelle parole dello stesso Rixi, dovrebbe essere “alternativa alle guerre” e “mare di stabilità”. Sarà, ma intanto qui è diventato mare di cemento.

Poi c’è la trovata della targa con i nomi degli operai, come per il ponte di Genova. Gesto nobile, certo, ma sa tanto di copertura simbolica per un’opera che lascia più ombre che luci. Gli operai fanno il loro lavoro, nulla da dire: il problema è la politica che trasforma un cantiere industriale in un monumento da celebrare.

La realtà è che i cassoni della diga non sono solo blocchi di cemento: sono anche un gigantesco alibi politico. Servono a dimostrare che “qualcosa si muove”, che “i tempi sono rispettati”, che “la Liguria è al centro del Mediterraneo”. Ma a quale prezzo per il mare, per la costa, per i cittadini? Questo nessuno lo dice nelle passerelle ufficiali.

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