Le promesse iniziali: un parcheggio per Noli
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Il progetto per un’autorimessa privata in via Belvedere a Noli nasce nei primi anni 2000. Nel 2003 la società Z&R diede il via ai lavori, con l’obiettivo di realizzare un’autorimessa su due piani interrati per circa 170 box privati, lasciando a disposizione del Comune l’area fuori terra.
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L’area di intervento è delicata: via Belvedere si trova in una zona di pregio, a ridosso del borgo antico e vicino al complesso monumentale della chiesa di San Paragorio, all’interno di un contesto vincolato per ragioni paesaggistiche e ambientali.
I primi problemi — reperti archeologici, vincoli, danni alle abitazioni
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Durante gli scavi iniziali emersero reperti archeologici, e la soggezione alle norme di tutela portò al congelamento dei lavori.
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Il progetto fu modificato: l’autorimessa fu ripensata con tre livelli interrati (per mantenere il numero di box), ma gli scavi causarono danni alle abitazioni sovrastanti. Nel dicembre 2009, su segnalazione dei vigili del fuoco e per rischio di cedimenti, il cantiere venne bloccato e gli abitanti dei civici 14, 16bis e 18 di via Belvedere furono evacuati.
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Da allora iniziò una lunga telenovela giudiziaria e amministrativa: cause civili, modifiche societarie, varianti progettuali. In molti lo considerano uno degli esempi più clamorosi di “pasticcio edilizio/urbanistico” della zona.
Nuovo progetto, nuove promesse… e nuove critiche
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Nel 2017 fu approvata una variante che prevedeva — oltre ai tre piani interrati — anche un piano di box fuori terra. Stimati almeno 174 box complessivi: da un lato via Belvedere, dall’altro una piccola collina artificiale che avrebbe collegato l’autorimessa alla statale Aurelia.
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Il piano avrebbe riqualificato ex aree ferroviarie e cercato di dare una risposta alla cronica carenza di parcheggi a Noli, problema spesso denunciato soprattutto in estate.
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Ma l’iter burocratico, le varianti selvagge, le diffide della Soprintendenza per la tutela paesaggistica — considerata che alcune opere fuori terra alteravano l’aspetto del centro storico — alimentarono dubbi sul rispetto delle norme e sull’opportunità dell’intervento.
Crisi, chiusure, pignoramenti — e l’incubo dei proprietari
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Già dal 2009 alcune palazzine sovrastanti erano inagibili, con condòmini sfrattati da anni. Le cause civili terminarono con condanne per le imprese e il Comune: i risarcimenti ammontarono a molti milioni.
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Nel 2021 — dopo oltre un decennio di contenziosi e lavori fermi — i condomini pignorarono circa 2 milioni di euro al Comune per danni subiti.
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Nel frattempo, l’altro progetto di parcheggio in zona, su via IV Novembre (con 270 posti auto previsti), è rimasto fermo per circa 15 anni, contribuendo all’immagine di immobilismo e inefficienza amministrativa denunciata dall’opposizione cittadina.
L’ultimo atto: chiusura a ferragosto 2025 e la rabbia dei proprietari
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Nei primi di agosto 2025 è scattata l’ordinanza di chiusura dell’autorimessa di via Belvedere. A seguito di un sopralluogo tecnico, i vigili del fuoco hanno rilevato gravi difformità sull’impianto antincendio e non conformità rispetto alla capacità di ospitare auto in sicurezza.
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L’ordinanza ha riguardato 179 box — molti con doppio posto — e ha imposto lo sgombero immediato delle auto: circa 200 vetture sono state costrette a tornare in strada. Trucioli+1
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Da allora i proprietari vivono un calvario: auto in strada, costi aggiuntivi, danni economici e morali. Hanno già annunciato la preparazione di un dossier per raccontare “tutto quello che è successo”.
Cosa resta oggi: memoria di un fallimento annunciato
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In un contesto di carenza cronica di parcheggi e di traffico estivo, l’autorimessa di via Belvedere — progettata come risposta strutturale — si è trasformata in simbolo dei flop urbanistici e burocratici di Noli.
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Le responsabilità appaiono distribuite: imprese costruttrici, progettisti, amministrazioni comunali, funzionari — tutti hanno avuto un ruolo in questo disastro.
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I cittadini e proprietari che hanno investito in buona fede si trovano ora colpiti da una doppia beffa: niente parcheggio, danni economici, incertezza sul futuro.
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E l’altro progetto parcheggio (via IV Novembre), fermo da 15 anni, dà il senso di una Noli “ferma” sul tema mobilità e sosta, incapace di offrire risposte concrete.
Perché questa storia conta (anche per chi scrive)
Questa vicenda — fatta di promesse, varianti, contenziosi e chiusure — è un piccolo grande paradigma della gestione pubblica (e privata) dell’urbanistica in Liguria. Un mosaico di errori organizzativi, incapacità di pianificazione, speculazione edilizia, leggerezza nei confronti di beni culturali e paesaggio.
Se guardiamo da vicino, Noli ha pagato un prezzo alto: in termini di fiducia, qualità della vita, decoro urbano, e soprattutto di sicurezza. E, soprattutto, a pagarne il prezzo non sono stati gli “speculatori”, ma i cittadini comuni.
Da osservatore critico credo che questo caso meriti una riflessione ampia: non solo su Noli, ma su come intere comunità siano costrette a convivere con infrastrutture mai compiute, conti mai saldati, promesse sempre rinviate.
«Una città che promette parcheggi moderni ma offre disagi, contenziosi, pericoli — e auto in strada
La cronologia completa dell’odissea dei parcheggi/box di Noli (Via Belvedere)

Dal progetto iniziale ai giorni nostri — 20+ anni di errori, contenziosi e disagi
1. PRIMI ANNI 2000 – L’IDEA: “Risolviamo il problema dei parcheggi”
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Il Comune approva il progetto per un’autorimessa privata multipiano in via Belvedere.
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Obiettivo: dare risposta alla storica mancanza di posti auto nel borgo.
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La società Z&R inizia a muovere i primi passi per la costruzione.
2003 – Partono i lavori
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Primi scavi e prime difficoltà: il terreno è delicato, l’area è soggetta a vincoli.
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Emergenza dei primi reperti archeologici → rallentamenti.
2009 – Il disastro: case danneggiate e evacuate
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Proseguendo con gli scavi profondi, diverse abitazioni sovrastanti subiscono lesioni.
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I vigili del fuoco segnalano rischio di cedimento strutturale.
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Il Comune ordina l’evacuazione dei civici 14, 16bis e 18 di via Belvedere.
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Inizia una lunga battaglia legale tra residenti, impresa, Comune.
L’opera diventa il simbolo dei pasticci edilizi della Riviera.
2010–2016 – Stallo totale
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Il cantiere è fermo per contenziosi, perizie, varianti, ricorsi.
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I residenti vivono per anni fuori casa o tra danni strutturali mai riparati.
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Il progetto cambia forma più volte, senza mai risolvere i nodi.
2017 – La grande variante: autorimessa da 174 box
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Il Comune approva una nuova versione del progetto:
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Tre piani interrati
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Un piano fuori terra
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Circa 174 box complessivi
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L’opera viene nuovamente presentata come la grande soluzione alla carenza di parcheggi.
La Soprintendenza critica le volumetrie fuori terra: alterano il paesaggio storico.
2021 – Maxi pignoramento contro il Comune
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Dopo anni di cause civili, i residenti danneggiati ottengono un pignoramento da circa 2 milioni di euro ai danni del Comune.
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È il prezzo — salato — degli errori urbanistici accumulati negli anni.
2023–2024 – Nuove contestazioni
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Arrivano nuove osservazioni tecniche sui sistemi antincendio e sulla sicurezza.
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La gestione dell’opera tra privato e condominio resta complessa e piena di ombre.
Agosto 2025 – La bomba d’agosto: i vigili del fuoco chiudono tutto
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Sopralluogo dei pompieri → verbale negativo sul sistema antincendio.
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Il Comune emette un’ordinanza di chiusura immediata.
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179 box vengono dichiarati inutilizzabili.
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Circa 200 auto sgomberate: posti auto persi da un giorno all’altro.
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Esplode la rabbia dei proprietari: assemblee, denunce, dossier annunciati.
Ottobre–Novembre 2025 – Un lungo calvario
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Tecnici, carteggi, lavori parziali, richieste modificate più volte.
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I pompieri non rilasciano ancora il via libera.
Dicembre 2025 – Finalmente la riapertura… con l’amaro in bocca
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Dopo mesi, i vigili del fuoco firmano il nulla osta.
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Il Comune revoca la chiusura e l’autorimessa viene riaperta.
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I proprietari non festeggiano:
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danni economici,
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costi di parcheggi alternativi,
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usura dei veicoli,
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perdita di valore dei box.
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Gli stessi annunciano:
«Stiamo preparando un dossier per raccontare tutto».
Cosa rappresenta questa storia per la comunità di Noli
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Un caso emblematico di urbanistica disastrosa.
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Un’opera nata per risolvere un problema che ne ha creati molti di più.
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Una durata dei lavori e dei contenziosi degna di una trilogia giudiziaria.
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Una gestione in cui:
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politica,
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tecnici,
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imprese,
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uffici pubblici
hanno contribuito, a vario titolo, a un risultato che ha danneggiato cittadini in buona fede.
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