Premio alla carriera e standing ovation al Festival di Sanremo per Giulio Rapetti, in arte Mogol. Subito dopo, lo storico paroliere è ripartito con la moglie alla volta di Roma, dove ha partecipato alla festa del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. A far discutere è stato il mezzo utilizzato per il trasferimento: un elicottero dell’elisoccorso dei Vigili del Fuoco. La notizia, riportata da “Il Fatto Quotidiano”, ha scatenato polemiche politiche e sindacali.

Sconcerta che l’indicazione arrivi dal ministero e sconcerta il silenzio del presidente Bucci, che dovrebbe chiarire se fosse a conoscenza dell’utilizzo del mezzo e se questa scelta abbia comportato rischi o la sospensione di un servizio determinante per i cittadini liguri».
Sulla stessa linea l’Usb Vigili del Fuoco, che denuncia con «estrema fermezza» l’accaduto: «Un mezzo di soccorso finanziato con risorse pubbliche e destinato esclusivamente alla tutela della vita non può essere impiegato per finalità estranee alla missione istituzionale.
Sembra poca cosa agli occhi dei più, ma credetemi è desolante che mezzi e uomini che ricordo paghiamo noi vengano utilizzati in questo modo.
Per i cittadini normali semplici, per chi lavora calci nel culo, e per qualche potente, o noto trattamento in guanti bianchi.
Questa schifezza ricorda molto un altro abuso di potere
l ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, cognato della premier Giorgia Meloni, scese da un treno Frecciarossa che aveva accumulato un forte ritardo, in una fermata straordinaria a Ciampino. Una “fermata ad hoc”, quella del Frecciarossa 9519 in partenza da Torino alle 7, che ha innescato una serie di polemiche.
Insomma la casta può tutto, la casta ha diritto di fare ciò che vuole, e per il resto dei cittadini nulla o meglio come già detto calci in culo.
Ma la serie delle schifezze continua.
Stabilicum, raggiunta intesa sulla legge elettorale: premio di maggioranza e niente preferenze già il nome fa ridere sembra un farmaco.
Purtroppo il contenuto fa meno ridere.
Dopo giorni di riunioni e trattative, raggiunta nella notte, secondo quanto si apprende, l’intesa nella maggioranza sulla nuova legge elettorale con l’obiettivo di garantire “la stabilità”. Il testo, che già qualcuno ha iniziato a ribattezzare “Stabilicum” è ora oggetto delle ultime limature tecniche e di un ultimo passaggio coi leader, e sarà depositato nelle prossime ore, forse già oggi.
L’impianto generale è quello noto: superamento dei collegi uninominali del Rosatellum in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla coalizione che supera il 40%, ballottaggio tra il 35% e il 40%, nome del candidato premier sul programma (e non sulla scheda). Non ci saranno invece le preferenze, dopo che si sono valutate in questi giorni tutte le possibilità, inserirle tout court, non inserirle, o inserirle ma con i capilista bloccati.
L’accordo non modifica le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum: 3% a livello nazionale per i singoli partiti che non si presentano in coalizione, 10% per le coalizioni.

Dato per scontato l’impianto di un sistema proporzionale “con premio alla coalizione che raggiunge il 40%” per garantire “stabilità”, come sottolinea il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, al tavolo si è discusso di listini e collegi.
Non vi sarebbe invece alcun accordo sulla reintroduzione delle preferenze, ipotesi sulla quale la Lega sarebbe “molto contraria”, viene riferito.
Che dire vogliono vincere facile, o meglio visti i chiari di luna vogliono garantirsi che le prossime elezioni vengano vinte da loro.
Sanno che se perdono non torneranno mai più a governare.
Quello che fa pensare è la contrarietà al voto di preferenza, da parte della Salvini Premier.
il nodo più critico risiede nel meccanismo del premio di maggioranza. l’attribuzione automatica di un numero così elevato di seggi a chi raggiunge il 40% dei voti sia un pericoloso artificio che rischia di calpestare il principio di rappresentatività, ricalcando i vizi di costituzionalità già sanzionati in passato dalla Consulta.
In soldoni non vogliono o meglio non possono rischiare la cadrega.
Questo governo deve lasciare al più presto anzi prima che sia troppo tardi.
Roberto Paolino






