Ci voleva un tocco di fantasia per trasformare un deposito da 19.800 metri cubi di gas liquefatto, con undici serbatoi, torcia di sicurezza, navi, camion e container, in qualcosa di “innocuo” per l’ambiente. Missione compiuta: il Ministero dell’Ambiente ha stabilito che non serve la Valutazione d’impatto ambientale. Perché preoccuparsi? Il Gnl, evidentemente, evapora senza lasciare tracce.
Le prescrizioni? Una manciata di dettagli degni di un manuale Ikea: controllare le cromie per non disturbare i turisti, ridurre un po’ di polveri, ascoltare i rumori con un fonometro. In compenso, nessuna parola sul fatto che il nuovo impianto movimenterà 100 navi, 7.200 autocisterne e 600 container criogenici all’anno. Robetta. Un via vai che, al confronto, l’autostrada dei TIR sembrerà una pista ciclabile.
E i delfini del Santuario Pelagos? Nessun problema: avranno il privilegio di nuotare accanto alle navi metaniere, magari col sottofondo della torcia che brucia gli sfiati. Uno spettacolo unico, da proporre ai tour operator come “whale watching industriale”.
Intanto Regione, Provincia, Arpal e Autorità Portuale applaudono compatte: “Sviluppo, lavoro, logistica”. Già, peccato che nei documenti ufficiali i posti di lavoro non siano nemmeno quantificati. Ma tranquilli: con 87 milioni di investimento, almeno qualcuno dovrà pur comprare nuove sedie per la prossima conferenza stampa.
Chi si oppone? I soliti guastafeste: WWf , VivereVado e i cittadini che non capiscono il privilegio di vivere accanto a un deposito di Gnl. Gente che non ha ancora compreso che in Liguria l’ossimoro “sviluppo sostenibile” si traduce sempre in cemento, serbatoi e camion.
La morale? Ancora una volta la politica centrale decide, il territorio ingoia. E a chi osa chiedere se forse sarebbe servita una valutazione seria, la risposta è pronta: “Non serve la Via”.
E così, sulle coste liguri, più che il gas, a evaporare è il buon senso.






