
Per quanto tempo ancora dovremo sopportare questi personaggi e soprattutto queste dichiarazioni?
Per quanto tempo dovremo fingere di non ricordare, di non aver visto, di non aver letto?
Le ultime uscite di Roberto Arboscello e Francesco Bruzzone non sono solo irritanti. Sono un insulto all’intelligenza dei cittadini.
Arboscello oggi sostiene che il Partito Democratico si sarebbe opposto “fin dall’inizio” al rigassificatore, definendolo insostenibile economicamente e incompatibile dal punto di vista ambientale.
Davvero? Fin dall’inizio?
Peccato che circoli ancora il manifesto del PD, quello vero, quello iniziale. Quello che raccontava tutt’altra storia. Peccato che i cittadini abbiano memoria, archivi, screenshot, articoli. Peccato che non basti una dichiarazione a posteriori per riscrivere la realtà.
Qui non siamo davanti a una semplice evoluzione di posizione politica.
Siamo davanti a un tentativo maldestro di cancellare il passato, come se bastasse dire “noi eravamo contrari” per diventarlo davvero.
La storia, però, non funziona così. E nemmeno la politica, almeno quella seria.
Poi c’è Francesco Bruzzone, che con tono solenne ribadisce: “noi lavoriamo da anni per la tutela e la difesa del nostro territorio”.
Letta così sembra una battuta. E infatti viene spontaneo chiedersi se parlasse da deputato leghista o se pensasse di essere a Zelig.
Perché la “tutela del territorio” non si proclama a microfoni accesi quando il vento è cambiato.
Si dimostra con atti, voti, prese di posizione chiare, soprattutto quando costa consenso. Il resto è teatro. Teatro scadente.
Il punto non è nemmeno il rigassificatore in sé.
Il punto è questa politica camaleontica, capace di diventare ambientalista, garantista, prudente o radicale a seconda del momento, del pubblico e della convenienza
I cittadini di Vado, Savona e del territorio non hanno bisogno di ecologisti dell’ultima ora.
Hanno bisogno di coerenza, di verità, di rispetto.
E soprattutto di politici che non li trattino come smemorati cronici.
Perché una cosa è cambiare idea.
Un’altra è far finta di averla sempre avuta.
E no: questa volta non ridiamo.






