Giunta allargata, maggioranza stirata: Bucci fa undici, ma i centristi restano ai margini

La Liguria passa da sette a nove assessori, più un consigliere “incaricato”. In totale undici figure attorno al tavolo, governatore compreso. Marco Bucci la racconta come una scelta di efficienza: più persone al lavoro, più risposte al territorio. La metafora calcistica – la giunta come una squadra – è servita, con tanto di battuta sul portiere. Ma dietro la foto di gruppo, il clima politico appare meno armonico di quanto il presidente voglia far credere.

I nuovi ingressi e il riassetto delle deleghe

I due nuovi assessori sono Claudia Morich e Alessio Piana.
Morich, figura tecnica di lungo corso, prende in mano il Bilancio, il Personale, l’Organizzazione e la gestione dei fondi europei: una scelta che segnala quanto la partita dei conti – soprattutto quelli della sanità – sia centrale e delicata. Piana, già presente nell’esecutivo, rafforza il suo perimetro su sviluppo economico, industria, porti, blue economy e programmazione Fesr, diventando uno degli assessori più “pesanti” per quantità di deleghe.

Nel valzer degli incarichi entra anche Angelo Vaccarezza, savonese di Forza Italia, nominato consigliere delegato (anzi, “incaricato”) agli enti locali e alle relazioni europee e internazionali: partecipa alle giunte, ma senza diritto di voto. Un ruolo di supporto, formalmente. Politicamente, molto di più.

Completa il quadro la promozione di Simona Ferro a vicepresidente della Regione, con un portafoglio sterminato che va da sport e cultura fino a lavoro, scuola, politiche giovanili e cittadinanza responsabile.

La narrazione ufficiale: efficienza e mandato popolare

Bucci rivendica compattezza e risultati: «Nel primo anno abbiamo fatto molto, ma non basta. Questa è la risposta che i liguri vogliono». E alle critiche sull’equilibrio politico replica con una frase destinata a far discutere: «Io sono più a sinistra di tanti che si dicono tali».
Messaggio doppio: all’opposizione, ma soprattutto alla sua stessa maggioranza, invitata ad “allinearsi” dopo settimane di trattative tutt’altro che tranquille.

Il convitato di pietra: il centro che non c’è

Ed è qui che il racconto ufficiale scricchiola. Alla presentazione della giunta, le assenze parlano quanto le presenze. Manca Ilaria Cavo, figura chiave di Noi Moderati e protagonista del negoziato nelle settimane precedenti. Non è un dettaglio. Così come pesa l’assenza dei consiglieri civici Alessandro Bozzano e Giovanni Boitano, sempre più tentati dall’idea di un gruppo autonomo in consiglio.

Il messaggio è chiaro: l’area centrista-civica, che era stata uno dei pilastri del “buccismo” originario, oggi appare marginalizzata. L’allargamento della giunta risolve gli equilibri tra i partiti maggiori del centrodestra, ma lascia scoperto il fronte moderato, quello che Bucci aveva corteggiato come segno distintivo della sua stagione “post-ideologica”.

Forza Italia, ringraziamenti e veleni

Il caso più emblematico è dentro Forza Italia. Vaccarezza ringrazia pubblicamente Claudio Scajola e Alberto Cirio, ma non Carlo Bagnasco, coordinatore regionale del partito. Un’omissione che pesa come una dichiarazione politica. Bagnasco se ne va senza commentare, salvo poi rientrare con una nota istituzionale di circostanza. Segno che il partito è formalmente compatto, ma internamente tutt’altro che pacificato.

Opposizione all’attacco, ma il bersaglio è centrato

Il Pd parla di “teatrino delle poltrone” e di fine della stagione civica; Avs critica il metodo dei “todos caballeros” e sottolinea come, sul Bilancio, si sia dovuto ricorrere a una figura tecnica esterna. Polemiche prevedibili, certo. Ma che trovano terreno fertile proprio nelle tensioni irrisolte della maggioranza, soprattutto su quel centro che doveva essere il collante e che oggi sembra più un corpo estraneo.

Undici in campo, ma la partita resta aperta

La giunta allargata è un fatto politico rilevante. Rafforza Bucci nel breve periodo e redistribuisce il potere interno. Ma l’operazione non chiude i conti, anzi li rinvia. I centristi sono presenti solo in forma laterale, i civici sono inquieti, Forza Italia manda segnali contraddittori.
Undici in campo, dunque. Ma non è detto che giochino tutti la stessa partita – né che restino nello stesso spogliatoio fino alla fine del campionato politico ligure

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