A novembre 2022 l’assessore alla cultura Nicoletta Negro lo aveva annunciato con entusiasmo: “La Galleria del Garbasso sarà un punto di riferimento stabile per l’arte e la cultura cittadina.” Parole grandi, anzi, importanti. Talmente importanti da essere riprese dai giornali con toni trionfali, come se Savona avesse finalmente ritrovato uno dei suoi spazi simbolo.
La galleria, peraltro, era stata rimessa in ordine grazie ai Custodi del Bello e al lavoro volontario dei cittadini e associazioni che da anni si impegnano a ridare decoro agli spazi pubblici dimenticati. Una di quelle storie che in altre città diventano modelli amministrativi. A Savona, invece, è diventata una parentesi passeggera.
La Galleria del Garbasso ha infatti riaperto solo per pochi giorni, durante le festività natalizie del 2022. Una fiammata, una scintilla, il tempo degli auguri e delle luci appese. Poi di nuovo il buio. Portone chiuso, nessuna programmazione, nessun calendario, nessuna motivazione ufficiale. I cittadini, che avevano salutato quell’apertura come un piccolo segnale di risveglio culturale, si sono ritrovati davanti a un dubbio: avevano sognato?
Oggi sono passati tre anni esatti.
La Galleria del Garbasso è ancora chiusa.
E, col senno di poi, appare chiaro che la reale intenzione non fosse quella di mantenerla aperta.
La conferma è arrivata quando si è scoperto che nel dossier ufficiale di Savona Capitale Italiana della Cultura – quello che avrebbe dovuto rappresentare il meglio, il più identitario, il più curato della città – la Galleria del Garbasso non era nemmeno stata inserita tra i nove spazi culturali strategici. Non un refuso, non una svista. Una scelta.
Eppure lo storytelling del 2022 era stato ben altro: inaugurazioni, dichiarazioni, promesse, la galleria come simbolo del “nuovo corso”. Ma alla fine, come spesso accade in questa città, le parole hanno sorvolato la realtà senza toccarla.
La candidatura a Capitale della Cultura: meglio così?
Dopo la mancata vittoria nella corsa a Capitale della Cultura, a Savona era esploso il dispiacere. Oggi, però, con la città alle prese con una gestione dei rifiuti porta a porta che ha fatto precipitare decoro e vivibilità, si può dire con realismo una cosa semplice:
Meglio aver perso.
Perché se Savona fosse stata Capitale, con le strade invase dai sacchetti, i mastelli a marcire sui marciapiedi e l’odore di umido a fare da benvenuto ai visitatori, la figuraccia sarebbe stata nazionale.
Parliamoci chiaro: altro che cultura. Sarebbe diventato un caso da talk show.
Il punto non è solo la Galleria del Garbasso.
Il punto è un modello amministrativo che annuncia, promette, inaugura e poi lascia cadere.
Che comunica eventi, non progetti.
Che apre spazi per qualche foto, non per il futuro.
Savona ha fame di luoghi culturali vivi, non apparizioni stagionali.
Perché la cultura non è una conferenza stampa.
È continuità, programmazione, responsabilità.
E soprattutto rispetto: per chi quegli spazi li vive, li cura e li sperava aperti.






