Nel 2022 la giunta Russo aveva annunciato il recupero dello storico rifugio antiaereo, trasformato in spazio per l’arte contemporanea. L’esperienza durò pochi mesi. Ora, a pochi mesi dalle elezioni comunali del 2027, arriva un nuovo progetto, una nuova gestione e una nuova promessa di rilancio. Speriamo che questa volta, oltre all’inaugurazione, ci sia anche un futuro.

La notizia è di quelle che dovrebbero far piacere: lo storico rifugio antiaereo del 1942, che collega via Paleocapa con via Famagosta, tornerà a vivere come spazio culturale, dedicato a mostre, eventi e iniziative artistiche.
A gestirlo sarà il Circolo Paulista, che annuncia per fine novembre l’avvio della programmazione del progetto Nuvola Magica, con la collaborazione del Comune e il coinvolgimento di associazioni, commercianti e cittadini.
Tutto molto bello. Peccato che questa storia l’abbiamo già sentita.
Era il 2022: grandi annunci e grandi speranze
Bisogna tornare indietro di quattro anni, al dicembre 2022, quando la stessa amministrazione Russo annunciava la riapertura della galleria dopo oltre vent’anni di chiusura.
Anche allora si parlava di arte contemporanea, riqualificazione, recupero di uno spazio dimenticato e restituzione alla città di un luogo storico.
La galleria venne ripulita grazie anche all’impegno dei Custodi del Bello, fu annunciata una performance dell’artista Silvia Celeste Calcagno e si immaginava addirittura una riapertura definitiva del collegamento pedonale.
L’obiettivo dichiarato dalla giunta era ambizioso: trasformare quel tunnel in uno spazio fruibile stabilmente, magari coinvolgendo i commercianti nella gestione degli accessi.
Poi, però, l’entusiasmo si spense.
L’esperienza si esaurì dopo pochi mesi e la galleria tornò sostanzialmente fuori dalla vita quotidiana della città.
Delle grandi prospettive di rilancio rimase ben poco.
Quattro anni dopo, guarda caso, si avvicinano le elezioni
Ed eccoci all’ottobre 2026.
Le elezioni comunali del 2027 si avvicinano, il sindaco Marco Russo si prepara alla sfida per un secondo mandato e, quasi per incanto, rispunta la galleria del Garbasso.
Nuova gestione, nuovo progetto, nuovi eventi, nuove collaborazioni.
Cambia il nome dell’iniziativa, ma il copione ricorda molto quello già visto.
Naturalmente non c’è nulla di male nel recuperare un luogo storico. Anzi, sarebbe una delle cose più intelligenti da fare in una città che dispone di spazi interessanti troppo spesso dimenticati.
Ma una domanda è inevitabile: perché quello che non si è riusciti a rendere stabile in quattro anni dovrebbe funzionare proprio adesso, a pochi mesi dalle elezioni?
È soltanto una coincidenza temporale? Può darsi.
Resta il fatto che questa amministrazione sembra particolarmente abile nell’annunciare progetti e assai meno convincente nel garantirne la continuità.
E la galleria del Garbasso rischia di diventare l’ennesimo esempio di una politica che confonde il taglio del nastro con il risultato amministrativo.
Questa volta c’è un progetto. Ma quanto durerà?
Va riconosciuto che la nuova iniziativa presenta elementi interessanti.
Il Circolo Paulista, che gestisce lo spazio nell’ambito della collaborazione con il Comune, annuncia un recupero degli arredi, delle cellette, della platea, del sistema di illuminazione e delle strutture espositive.
Il progetto Nuvola Magica vorrebbe trasformare la galleria in un centro culturale aperto a teatro, cinema, musica, opera, performance, mostre e laboratori.
È un programma ambizioso, che merita attenzione e che non va liquidato come una semplice operazione di facciata.
Soprattutto, non sarebbe giusto scaricare sugli organizzatori e sugli artisti le responsabilità di scelte amministrative che appartengono alla politica.
Il problema non è il Circolo Paulista, né chi si impegna per valorizzare uno spazio storico.
Il problema è capire se il Comune abbia finalmente costruito le condizioni perché questa esperienza possa durare oppure se, ancora una volta, ci si debba accontentare di qualche mese di iniziative e di belle fotografie.
Sarebbe interessante conoscere la durata della convenzione, gli impegni economici del Comune, i costi di gestione e manutenzione e soprattutto le garanzie di continuità dopo le elezioni.
Perché una vera riqualificazione non si misura dal numero degli eventi inaugurali, ma dalla capacità di mantenere vivo uno spazio negli anni.
La città non ha bisogno di inaugurare due volte le stesse cose
Il Garbasso è un pezzo importante della memoria savonese.
Durante la guerra offrì protezione ai cittadini dai bombardamenti. In seguito è stato immaginato come collegamento pedonale, spazio espositivo e persino come parte di un più ambizioso sistema di collegamenti con la Villetta.
Idee e progetti non sono mancati, sotto amministrazioni di diverso colore politico.
È mancata, piuttosto, la capacità di trasformarli in qualcosa di duraturo.
Oggi si riparte, e ci auguriamo sinceramente che il nuovo progetto abbia successo.
Ma dopo l’esperienza del 2022 sarebbe legittimo pretendere qualche risposta in più e qualche annuncio in meno.
Per esempio, sarebbe utile sapere perché il precedente tentativo non abbia avuto continuità e che cosa sia cambiato, concretamente, rispetto ad allora.
Perché se si ripropone lo stesso luogo con un nuovo progetto senza spiegare le ragioni del precedente insuccesso, il sospetto che si tratti dell’ennesima operazione d’immagine diventa inevitabile.
Il vero appuntamento non è novembre, ma il 2027
La galleria dovrebbe riaprire alla fine di novembre.
Noi proponiamo un appuntamento diverso: tornare a verificarne l’attività nell’estate del 2027, quando le elezioni comunali saranno passate.
Se il Garbasso sarà ancora aperto, frequentato, utilizzato per iniziative culturali e inserito stabilmente nella vita cittadina, saremo i primi a riconoscere che questa volta il progetto ha funzionato.
Se invece dovessero tornare i cancelli chiusi e il silenzio, avremo assistito all’ennesima occasione perduta.
Perché a Savona il problema non è inaugurare le opere. È riuscire a farle vivere anche quando non ci sono elezioni da vincere.
E al Garbasso, dopo aver fatto da rifugio contro i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, speriamo non tocchi diventare anche un rifugio per le promesse elettorali.
