Funivie: Sei anni di stop, 75 mila motivi per continuare

C’è qualcosa di profondamente poetico nella vicenda delle Funivie Savona–San Giuseppe. Un impianto fermo da oltre sei anni, vagonetti immobili come statue industriali sospese nel tempo, e tuttavia una macchina amministrativa che continua a muoversi con sorprendente vitalità.

Nel frattempo l’assessore regionale Ripamonti è in tournée in Brasile – missione istituzionale, naturalmente – mentre in Liguria prosegue la polemica sul suo compenso: circa 75 mila euro per il ruolo di sub-commissario di un impianto che, appunto, non funziona da anni.

Dal Sud America l’assessore non commenta. Forse tra una riunione e l’altra, o magari tra una foto con le comunità liguri all’estero, la questione delle Funivie non è proprio in cima ai pensieri.

Ma  qualcuno prova a rassicurare. Da ambienti vicini alla società – qualcuno sussurra il nome di Roberto Speranza – arriva la replica:
«La linea è ferma, ma noi continuiamo a lavorare e movimentare materiale, anche su treno, e a gestire i parchi. Il lavoro di Ripamonti ha permesso di mantenere i posti di lavoro e costruire prospettive».

E infatti le prospettive non mancano mai.
Sono il vero motore di questa storia.

Gli obiettivi futuri sono stati gentilmente elencati:

  • redigere un piano di rilancio logistico come area di retroporto da sottoporre al Ministero;

  • cercare una cordata di imprenditori interessati (pare che qualcuno, anni fa, abbia anche mostrato curiosità);

  • verificare la possibilità di prorogare il commissariamento di un altro anno.

Perché il calendario incombe: se la proroga non arriverà, entro il 31 dicembre tutto dovrà passare alla Regione.

Nel frattempo, però, la storia delle Funivie continua a regalare una piccola lezione di politica italiana:
un impianto può fermarsi, arrugginirsi, restare sospeso nel vuoto per anni…

ma le promesse di rilancio non si fermano mai.

E così la saga prosegue, puntata dopo puntata.
Con i vagonetti fermi tra Savona e la Val Bormida, e la sceneggiatura che continua a scriversi tra commissariamenti, piani strategici e missioni oltreoceano.

Insomma, più che una linea industriale sembra ormai una telenovela logistica.
E, come tutte le telenovele che si rispettino, la domanda resta sempre la stessa:

la prossima puntata porterà davvero il finale… o solo un’altra proroga?

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