Dalle rassicurazioni alla realtà: tutte le dichiarazioni di Paolo Ripamonti e le loro contraddizioni, fino al crollo dei vagonetti
Per mesi – anzi, per oltre un anno – il racconto ufficiale sulle Funivie di Savona è stato costruito a colpi di parole rassicuranti, slittamenti semantici e cambi di prospettiva. Un racconto che ha avuto come protagonista costante Paolo Ripamonti, sub-commissario straordinario dell’infrastruttura, chiamato a gestire una delle vicende più simboliche dello stallo infrastrutturale savonese.
Oggi, dopo il crollo/deragliamento di alcuni vagonetti, quelle parole non possono più restare sospese nel vuoto. Vanno rimesse in fila. E confrontate con i fatti.
La nomina silenziosa e la continuità dichiarata
Ripamonti viene nominato sub-commissario all’inizio del 2024, ma la notizia emerge pubblicamente solo mesi dopo, quasi per caso. Fin da subito il messaggio è uno solo: continuità. Continuità con i commissari precedenti, continuità di gestione, continuità di visione.
Una continuità che però, col passare dei mesi, si rivelerà soprattutto continuità nello spostare il problema.
“Accelerare”, ma verso dove?
A settembre 2024, incontrando i sindacati, Ripamonti parla di urgenza:
le pratiche vanno portate avanti il prima possibile.
Un’affermazione che lascia intendere un’accelerazione imminente. Ma accelerazione di cosa?
Non del ripristino della funivia come asse centrale. Non della rimessa in funzione dell’impianto. L’urgenza, col tempo, si sposterà altrove.
Il primo slittamento: “le Funivie non sono solo la fune”
Novembre 2024 segna un passaggio chiave. In più occasioni Ripamonti ripete un concetto destinato a diventare il pilastro del nuovo racconto:
Le Funivie non sono solo la fune.
Dentro questa frase entrano ferrovia, parchi, retroporto, logistica, capannoni modulari, aree di stoccaggio. Tutto, tranne la funivia come infrastruttura di trasporto continuo.
Nello stesso contesto arriva un’altra affermazione:
Il crollo non è avvenuto per la vetustà dell’impianto, ma per una frana.
Tradotto: la funivia non è vecchia, non è obsoleta, non è inaffidabile.
Ma allora perché non viene rimessa al centro?
La sicurezza proclamata
Nel 2025, anche in sede istituzionale, il messaggio si rafforza:
Sulla fune non c’è alcuna preoccupazione.
Anzi, si richiama il passato glorioso:
Portava migliaia di tonnellate al giorno.
La fune è sicura, robusta, affidabile.
Eppure, nello stesso periodo, il “futuro” viene indicato altrove.
“Questo è il futuro”: il treno
Arriva infatti la frase che segna la contraddizione più evidente:
Questo è il futuro – riferito al trasporto ferroviario.
Da qui in avanti la narrazione è chiara: la funivia resta sullo sfondo, mentre il centro del progetto diventa il ferro, il retroporto, l’area fondiaria, il piano industriale da riscrivere, la concessione da mettere a gara.
La promessa di “risposte ai lavoratori” si intreccia con parole come “nuovo modello”, “gara”, “riorganizzazione”. Termini che, più che certezze, evocano incertezza occupazionale.
La funivia come pretesto, il parco come obiettivo
Col passare dei mesi, il Parco Funivie viene descritto come:
retroporto naturale dei porti di Savona e Vado.
Una definizione che segna il cambio definitivo di paradigma:
da infrastruttura di trasporto a risorsa territoriale da riconvertire.
La funivia, intanto, resta ferma. Sicura, a detta del sub-commissario. Ma ferma.
E poi arrivano i vagonetti
Fino a ieri.
Il crollo/deragliamento di alcuni vagonetti non è solo un fatto tecnico. È un fatto politico e narrativo. Perché arriva dopo mesi di rassicurazioni, dopo dichiarazioni sulla sicurezza della fune, dopo l’idea che “non c’è da preoccuparsi”.
E pone una domanda semplice, che taglia tutte le parole accumulate:
se la fune è sicura,
se l’impianto non è obsoleto,
se il problema non era strutturale,
com’è possibile che oggi i vagonetti cadano?
La contraddizione finale
Il racconto ufficiale ha tenuto insieme due linee incompatibili:
- la funivia è sicura,
- ma il futuro è altrove.
I fatti di ieri rompono questa ambiguità. Perché mostrano che non si può tenere la funivia in un limbo, né tecnica né strategica: né davvero rilanciata, né dichiarata superata.
La funivia, nelle parole del sub-commissario, è sempre stata sicura.
Nei fatti, è rimasta sospesa.
E ora, a cadere, non sono solo i vagonetti: è l’intero racconto.






