Funivie, dopo le frane e l’immobilismo arriva anche il furto dell’“oro rosso”

Non c’è davvero pace per le Funivie Savona-San Giuseppe. Dopo le frane del 2019, sette anni di incertezza sul futuro dell’impianto, promesse, commissariamenti, manutenzioni per tenerlo artificialmente “in vita” e vagonetti messi al riparo, ora arriva anche il colpo dei ladri di rame.

Il furto è stato scoperto nella stazione dei Ciatti, sopra Savona. Ignoti sono entrati nell’edificio, hanno smontato con calma bobine e componenti elettrici, hanno selezionato il rame più prezioso e se ne sono andati richiudendo perfino la porta. Non il gesto scomposto di qualche improvvisato predone, ma un’operazione che, secondo le prime ricostruzioni, appare studiata e condotta da persone che sapevano bene dove mettere le mani.

Il bottino non è ancora stato quantificato, ma si parla di decine di migliaia di euro, ai quali andranno aggiunti i costi per riparare i danni e consentire le manutenzioni. Un altro conto salato che finisce sulle spalle di un’infrastruttura già trasformata nel simbolo perfetto dell’incapacità istituzionale di decidere.

L’assessore regionale e subcommissario Paolo Ripamonti ha spiegato che l’impianto non è completamente abbandonato: viene periodicamente fatto funzionare e mantenuto in vista di una possibile ripartenza. Proprio per questo, dopo il furto, serviranno generatori per proseguire i lavori lungo la linea. E proprio in questi giorni, ha precisato, erano in installazione le telecamere di sorveglianza alla stazione: sarebbero entrate in funzione “tra pochissimo”.

È la frase che racconta meglio di tutte la vicenda. Le telecamere stavano arrivando, come da anni sembra stia arrivando anche la soluzione per le Funivie. Peccato che i ladri, a differenza della politica, non abbiano avuto bisogno di studi, tavoli tecnici, rinvii e annunci: sono entrati, hanno lavorato e hanno portato via ciò che gli interessava.

Naturalmente la responsabilità del furto è soltanto di chi lo ha commesso, e toccherà alle indagini individuare i colpevoli. Ma sarebbe troppo comodo ridurre tutto a un episodio di cronaca. Un impianto bloccato da anni, fragile, isolato e senza un destino definito diventa inevitabilmente più esposto a degrado, incuria e saccheggi.

Le Funivie non possono continuare a essere tenute in vita con manutenzioni d’emergenza, generatori sostitutivi e telecamere che arrivano sempre un minuto dopo. Serve una scelta chiara: far ripartire davvero questa infrastruttura strategica per porto e Val Bormida, oppure dire apertamente che si intende rinunciarvi e assumersene fino in fondo la responsabilità.

Perché nel frattempo, mentre gli amministratori discutono del futuro, qualcuno ha già trovato il modo di ricavare valore dalle Funivie. E non è certo una buona notizia.

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