Fratelli d’Italia Savona, il problema non è il consenso: è la credibilità

foto savonanews  da sinistra: Debenedetti, Invernizzi, Tosi Donzelli e Arecco

L’intervento dell’onorevole Giovanni Donzelli durante la sua recente visita a Savona ha lasciato una frase che probabilmente molti hanno ascoltato senza coglierne fino in fondo il significato politico.

Parlando della situazione savonese, Donzelli ha affermato che Savona è “una città che merita il cambiamento” e che “ci sarebbe bisogno di un’organizzazione diversa”.

Parole apparentemente innocue. In realtà, per chi conosce le dinamiche interne del partito, suonano come una critica piuttosto precisa all’attuale gestione locale.

Da tempo Fratelli d’Italia in provincia di Savona vive una situazione paradossale. Da una parte c’è un partito che a livello nazionale continua a raccogliere consensi e che governa il Paese con Giorgia Meloni. Dall’altra c’è una struttura territoriale che fatica a trasformare quel consenso potenziale in una presenza politica credibile e organizzata.

Il problema non sembra essere la mancanza di persone valide. Militanti, amministratori locali e simpatizzanti non mancano. Il nodo è un altro: l’incapacità di liberarsi di figure che da anni occupano spazi di potere interno senza produrre risultati proporzionati alle ambizioni dichiarate.

Da troppo tempo si assiste a una rappresentazione quasi teatrale della politica interna. C’è chi millanta pacchetti di tessere, chi rivendica influenze elettorali difficili da verificare, chi sostiene di controllare interi territori che poi, al momento del voto, dimostrano ben altro.

La conseguenza è stata una crescente perdita di credibilità politica.

Il problema non riguarda soltanto i numeri elettorali. Riguarda soprattutto l’immagine che il partito offre all’esterno. Quando le discussioni interne diventano più importanti dell’attività politica, quando le correnti prevalgono sui contenuti, quando le ambizioni personali superano il lavoro sul territorio, gli elettori se ne accorgono.

Non è un caso che negli ultimi mesi siano emersi malumori sempre più evidenti tra iscritti e simpatizzanti. Molti militanti continuano a lavorare con impegno, ma faticano a comprendere perché determinate situazioni continuino a trascinarsi senza una soluzione definitiva.

Il punto centrale è proprio questo: Fratelli d’Italia savonese sembra incapace di affrontare il proprio problema più evidente. Non tanto la mancanza di consenso, quanto l’impossibilità di allontanare o ridimensionare quelle figure che, anziché rafforzare il partito, finiscono per indebolirlo.

Le parole di Donzelli potrebbero allora essere interpretate come un messaggio rivolto non agli avversari politici, ma alla stessa classe dirigente locale.

Perché un partito che ambisce a governare Savona non può permettersi di apparire prigioniero delle proprie dinamiche interne.

La vera sfida non è conquistare nuovi elettori. È convincere quelli che già guardano a Fratelli d’Italia che il partito savonese sia finalmente diventato una forza politica adulta, organizzata e credibile.

Finché questo passaggio non avverrà, il rischio è che gli sforzi dei militanti più seri e dei dirigenti più capaci continuino a essere oscurati da quello che molti, ormai senza troppi giri di parole, definiscono un vero e proprio “asilo Mariuccia” della politica locale.

Condividi

Lascia un commento