
Doveva essere la “normalizzatrice”, la figura chiamata a rimettere ordine in un partito che in provincia di Savona mostrava già più di una crepa. Ma a giudicare dagli ultimi movimenti, la senatrice Paola Ambrogio rischia di passare alla storia locale non come colei che ha ricompattato Fratelli d’Italia, bensì come la commissaria sotto la quale il partito ha iniziato a sfilacciarsi in modo evidente.
I numeri, del resto, parlano da soli. I sindaci riconducibili a Fratelli d’Italia in provincia erano due. Due. E oggi, di fatto, non ce n’è più nemmeno uno pienamente in linea con il partito.
Il primo a salutare è stato Claudio Cavallo, passato nell’orbita del generale Roberto Vannacci.
Il vero terremoto, però, arriva da Millesimo.
Perché Francesco Garofano non è un amministratore qualsiasi: è – o meglio era – uno degli “astri nascenti” del partito in provincia. Uno su cui si stavano costruendo prospettive, ambizioni e, soprattutto, candidature pesanti. Tra queste, addirittura quella alla presidenza della Provincia, in quota centrodestra.
E invece Garofano ha deciso di non iscriversi più a Fratelli d’Italia. Non solo: le voci sempre più insistenti lo danno in avvicinamento a Forza Italia, attratto – si dice consigliato dalla sua assessore Garra – dalle sirene politiche di Angelo Vaccarezza.
Se confermata, sarebbe una mossa che ha tutto il sapore di un capolavoro politico… ma non per Fratelli d’Italia.
Perché qui non si tratta solo di perdere un amministratore. Si tratta di perdere un investimento politico. Un volto su cui si era puntato per il futuro. E soprattutto, si tratta di perdere terreno all’interno della stessa coalizione di centrodestra.
La domanda, a questo punto, sorge quasi spontanea: davvero Fratelli d’Italia aveva visto in Garofano il possibile candidato alla Provincia… mentre qualcun altro stava già lavorando per portarselo via?
In politica, si sa, le coincidenze sono rare. E spesso coincidono con strategie.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Fratelli d’Italia, che a livello nazionale continua a macinare consenso, a Savona si ritrova improvvisamente senza sindaci di riferimento, con una classe dirigente indebolita e con un ruolo sempre più marginale negli equilibri del centrodestra locale.
E qui il problema smette di essere interno al partito e diventa politico, nel senso più ampio del termine.
Perché se una forza come Fratelli d’Italia non riesce a tenere dentro casa i propri amministratori, la questione non è solo di “fughe”, ma di attrattività, di gestione e di leadership sul territorio.
La missione della commissaria Ambrogio era chiara: mettere ordine. Ma al momento, più che un riassetto, sembra in atto uno smontaggio pezzo dopo pezzo.
E mentre qualcuno se ne va, qualcun altro – magari nella stessa coalizione – ringrazia e incassa.
Savona, ancora una volta, si conferma un laboratorio politico particolare: qui non vince chi cresce, ma chi riesce a indebolire l’altro.
E in questo gioco, Fratelli d’Italia rischia di essere passato, in poche settimane, da protagonista annunciato a spettatore obbligato.






